Le tensioni tra Google e una parte della sua forza lavoro stanno ormai diventando difficili da tenere sotto controllo. Di recente il colosso della Silicon Valley ha infatti licenziato quattro suoi dipendenti con l'accusa di aver messo le mani su informazioni sensibili all'interno della società e averle fatte trapelare all'esterno, anche se per i colleghi dei quattro dipendenti le cose sono andate diversamente: la controaccusa rivolta alla società è di aver praticato una pura e semplice ritorsione contro impiegati che si sono dimostrati particolarmente critici nei suoi confronti.

Non è la prima volta che si registrano attriti tra Google e parte dei suoi dipendenti, ma a scendere nel dettaglio di queste ultime tensioni è stata la testata Bloomberg, che ha ottenuto la lettera attraverso la quale la società comunicava a tutti gli impiegati la decisione di licenziare i quattro dipendenti al centro della vicenda. Nella missiva i dipendenti sono accusati di aver messo le mani su informazioni interne all'azienda tra le quali i nomi, i ruoli e altri dettagli di alcuni dipendenti, come gli appuntamenti in calendario e altri materiali di lavoro.

Per il collettivo di dipendenti Google Walkout For Real Change, la mossa è invece l'ennesimo tentativo di reprimere un dissenso sempre più fragoroso all'interno dell'azienda: i comportamenti dei quali sono stati accusati i quattro dipendenti licenziati sarebbero stati infatti resi illeciti da una recente modifica delle politiche aziendali, che prima consentivano di visionare i documenti in condivisione provenienti da altri team e anzi incoraggiavano il comportamento. E dal momento che i quattro finiti al centro del provvedimento di questi giorni hanno effettivamente tutti preso pubblicamente posizione contro alcune strategie dell'azienda, l'ipotesi formulata dal collettivo è dunque che la modifica al regolamento sia servita a dare a Google una giusta causa per il licenziamento di dipendenti scomodi.

Negli ultimi mesi Google sta avendo a che fare con una forza lavoro sempre più intenzionata a fare sentire la propria voce su temi come la buonuscita milionaria assicurata ad alcuni top manager accusati di molestie sessuali, le collaborazioni con le forze armate e l'opportunità di offrire servizi censurati in Cina. Il modo dell'azienda di rapportarsi con il dissenso organizzato ha effettivamente attirato critiche dalla comunità dei lavoratori del settore, ma a partire da questi ultimi licenziamenti il gruppo dovrà rispondere anche dell'accusa di union-busting, ovvero di esplicite attività antisindacali — accusa che in queste ore sta venendo ripresa anche da politici come il candidato alle primarie democratiche statunitensi Bernie Sanders.