A chiudere un 2020 che non sarà ricordato con particolare affetto, negli scorsi giorni è intervenuta una serie di malfunzionamenti tecnici che hanno interrotto le attività online di milioni di persone in tutto il mondo — peraltro in un periodo in cui la vita fuori dalle mura di casa è colpita da restrizioni e limitazioni di ogni genere. Molti dei servizi Google, il portale di musica e podcast in streaming Spotify e la piattaforma di messaggistica Telegram sono stati colpiti in sequenza da guasti che hanno lasciato i relativi utenti senza posta elettronica, video su YouTube, chat, album musicali e molto altro: molti hanno dato con rassegnazione la colpa dei tre eventi all'annus horribilis che sta per concludersi, ma online non manca chi cerca di trovare un filo conduttore che unisca i tre down.

Purtroppo o per fortuna, una causa comune e plausibile per i tre fenomeni al momento non è possibile trovarla. La tesi che i servizi offerti dai tre gruppi siano saltati per sovraccarichi di traffico dovuti alla pandemia di coronavirus ad esempio è suggestiva, ma non quadra. Da una parte infatti è vero che in molti Paesi le persone sono ancora soggette a restrizioni nei movimenti, e che chiusi in casa i servizi di Google, Spotify e Telegram vengono utilizzati in misura mediamente maggiore; d'altro canto però i lockdown in atto non sono serrati come quelli della scorsa primavera — quando non si sono verificati disagi di sorta.

È improbabile anche che le tre aziende siano state vittime dello stesso imprevisto tecnico verificatosi a monte dei propri sistemi. A svalutare questa ipotesi c'è innanzitutto il fatto che i tre down — per quanto si siano verificati a poche ore di distanza uno dall'altro — non sono stati contemporanei; i prodotti colpiti inoltre sono estremamente variegati sotto più punti di vista, a cominciare dalla tipologia di servizio offerto. Per lo stesso motivo anche un attacco hacker non può essere preso in considerazione senza prove a supporto.

La difficoltà di attribuire una causa ai malfunzionamenti di questa settimana deriva dal fatto che le tre aziende in realtà non hanno fornito particolari dettagli su cosa sia andato storto nelle loro app e servizi; i disagi del resto sono durati poche decine di minuti, ed è comprensibile che questi soggetti preferiscano rilasciare meno informaizoni possibile in merito. Per quanto accaduto con Google però il discorso è diverso, dato che i servizi offerti dalla casa di Mountain View e finiti in tilt sono diventati fondamentali per la vita quotidiana online di milioni di persone, e la notizia ha avuto un particolare rilievo in tutto il mondo: le poche informazioni rilasciate dall'azienda negli scorsi giorni parlano di un errore interno ai sistemi dell'azienda e per quanto scarse dovrebbero essere sufficienti a escludere che il problema sia lo stesso che ha interessato Telegram e Spotify.