Presto nel Regno Unito mettere un mi piace su Instagram o Facebook potrebbe essere un'attività vietata ai minori. La proposta arriva dall'Information Commissioner Office, l'organo pubblico che nel Paese d'oltremanica si occupa della privacy dei cittadini e che in queste ore ha avanzato, in un documento di 120 pagine, la proposta di una normativa che costringa i social media a impedire ai loro utenti minorenni di usufruire del meccanismo dei like sulle proprie piattaforme, considerato tossico per più ragioni.

Il meccanismo dei like in effetti sortisce un duplice effetto negativo, soprattutto sui più giovani: da una parte ogni preferenza accordata comunica alla piattaforma i gusti dell'utente, che così può essere bersagliato da pubblicità mirata più efficace; dall'altra l'attesa dei like di amici e conoscenti provoca una dipendenza che mantiene legati alla piattaforma in attesa di nuove reazioni e soprattutto spinge a modificare aspetto e comportamenti per accomodarli alle attese dei propri follower. La tesi alla base della proposta dell'Information Commissioner Office è che i minori debbano essere protetti da sistemi del genere, e che a farsi garanti di ciò debbano essere le stesse piattaforme che li hanno ideati.

Secondo la normativa stilata, Facebook, Snapchat e compagnia dovrebbero ad esempio implementare un sistema di controllo dell'età efficace e privare gli account degli utenti minorenni di alcune delle funzionalità, ma il documento non si rivolge soltanto ai social media e in realtà contiene 16 punti da far rispettare a qualunque app, motore di ricerca, sito web o servizio che si rivolga ai minori. Violare le norme proposte potrebbe costare alle aziende — nelle intenzioni dell'Information Commissioner Office — cifre superiori a 20 milioni di euro o pari al 4% dei ricavi globali annuali dell'azienda in fallo e a condanne penali per i manager responsabili. Solo poche settimane fa un monito del principe Harry aveva toccato temi molto simili, risultando profetico in questo senso. Le proposte finiranno ora all'esame del Parlamento, e se saranno approvate potrebbero diventare effettivamente legge già a partire dall'anno prossimo.