In mezzo a decine di milioni di fan, lo sparatutto online Fortnite non poteva non avere una nutrita schiera di detrattori. Da oggi a questo gruppo si aggiunge un personaggio illustre: il principe Harry della famiglia reale britannica, che in una uscita pubblica ha tenuto a precisare come il titolo — divenuto in pochi mesi un vero e proprio fenomeno di massaandrebbe bandito per il suo potenziale dannoso nei confronti del pubblico più giovane.

L'occasione in particolare è stata una visita alla Young Men's Christian Association di Londra, durante la quale il duca di Sussex ha toccato il tema della dipendenza da videogiochi e social media, scagliandosi in particolare contro il titolo distribuito da Epic Games. Fortnite — è l'opinione di Harry — "è stato creato appositamente per dare dipendenza; un tipo di dipendenza che tiene incollati davanti a uno schermo il più a lungo possibile". Il reale non ha mancato di dire la sua anche riguardo a Facebook e compagnia, giudicati nel complesso "più assuefacenti di droghe ed alcool", ma sarebbe semplicistico risolvere la questione bandendo i prodotti in questione come propone Harry.

Da una parte infatti c'è sicuramente del vero in ciò che denuncia il reale britannico: in ambito videoludico alcuni meccanismi come quello dei loot box (i pacchetti di oggetti che in alcuni giochi i giocatori possono acquistare senza conoscerne in anticipo il contenuto, assegnato casualmente) sono da tempo al centro di numerose polemiche, perché considerati simili al gioco d'azzardo. Lato social poi le ricerche al riguardo si sprecano, e alcuni ex dipendenti di Facebook in passato si sono addirittura autodenunciati affermando di aver progettato alcune funzioni della piattaforma in modo che sfruttassero meccanismi psicologici noti per aumentare il tasso di coinvolgimento sul sito.

D'altro canto però mettere un limite all'utilizzo di giochi e social network da parte dei figli è un compito che sta principalmente alle famiglie. Giochi come Fornite sono già classificati ufficialmente come inadatti ai bambini al di sotto dei 12 anni, e in ogni caso — ma vale anche per i social — i dispositivi attraverso i quali ci si collega online dispongono ormai tutti di impostazioni per limintarne l'uso giornaliero. L'unico modello alternativo, nel quale lo Stato ha il potere di prendere e imporre queste decisioni per conto dei nuclei famigliari, apre a strade pericolose.