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Happy Birthday Mr. Facebook

Il 4 febbraio 2004 vedeva la luce “thefacebook.com”, l’esperimento di un giovane informatico di Harvard destinato a cambiare per sempre la rete e l’intera società.
A cura di Angelo Marra
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Facebook compie 9 anni di vita anche se sembra esserci sempre stato. In poco meno di due lustri l'esperimento del giovane Mark Zuckerberg si è trasformato in uno dei colossi informatici più importanti al mondo, con un giro di affari pari a quello necessario per muovere una guerra. Oltre 1 miliardo di iscritti, centinaia di milioni di utenti che ogni giorno da computer o dispositivi mobili accedono alla piattaforma per condividere ogni istante della loro vita, le regole della comunicazione in rete (e non solo) riscritte interamente con i nuovi parametri del "tag", del "mi piace", del "condividi".

La genesi di Facebook è ormai storia nota, celebrata anche da Hollywood con il film "The Social Network", che ripercorre i primi passi tra le stanze di Harvard e l'improvvisa popolarità assunta da una piattaforma molto lontana da quella che siamo abituati a conoscere e che stupisce persino chi l'aveva inventata. Da lì al successo mondiale il passo è breve ma la piattaforma non ha smesso negli anni di evolversi, trasformandosi nell'archivio di informazioni personali più vasto e completo al mondo, da far impallidire qualsiasi agenzia di intelligence.

Quale sarà il futuro del sito è assai difficile prevederlo. Secondo alcuni la parabola di espansione di Facebook è ormai giunta al limite e nei prossimi anni il social network si troverà impegnato a difendere il trono dalle insidie di competitor sempre più agguerriti mentre per altri potrebbe sfruttare in maniera diversa l'immensa mole di informazioni presenti sui suoi server per ampliare il proprio business invadendo altri settori produttivi al momento non considerati. Quel che è certo è che, a prescindere dalle sue possibili evoluzioni, va riconosciuto al social network il merito (o il demerito) di aver cambiato per sempre il nostro immaginario collettivo, elevando all'ennesima potenza quel principio della società dell'immagine già consolidato dall'ormai vetusta televisione.

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