L'arrivo, piuttosto atteso, di HarmonyOS, il nuovo sistema operativo di Huawei, è una novità estremamente importante per l'ecosistema dei dispositivi prodotti dal colosso cinese. Si tratta del primo sistema operativo multipiattaforma, un OS totalmente Open Source che non solo potrà – nel caso in cui ce ne fosse bisogno – dare a Huawei la totale indipendenza da Android, ma che permetterà agli sviluppatori di lavorare su un'unica versione della propria applicazione, che verrà adattata automaticamente (e dal sistema operativo) alla tipologia di dispositivo sul quale è stata installata ed avviata. "Un OS per domarli tutti", insomma, una vera e propria rivoluzione per il mondo dei sistemi operativi, della quale però non si conoscono ancora tutti i dettagli di funzionamento: HarmonyOS è stato presentato nel corso di una conferenza dedicata al mondo degli sviluppatori, e Huawei non ha dato informazioni circa l'interfaccia grafica e le funzionalità di alto livello, che potranno utilizzare gli utenti.

Cosa cambia per gli utenti Huawei l'arrivo di HarmonyOS

Così come quando Huawei è stata inserita nella black list del commercio statunitense, anche l'ufficializzazione del nuovo HarmonyOS ha fatto sorgere più di un dubbio sul futuro dei dispositivi prodotti dall'azienda. Non sono pochi gli utenti che attualmente utilizzano uno smartphone Huawei ad essersi chiesti se potranno continuare a sfruttare Android, e l'attenzione degli insider del settore è rivolta verso i futuri dispositivi che verranno presentati dal colosso cinese, Huawei Mate 30 Pro in primis. Dare una risposta certa ad alcuni di questi quesiti ad oggi è ancora impossibile ma, ragionando con cognizione di causa, un'idea (seppur sommaria) sul futuro dei device Huawei ce la si può fare.

Partiamo subito con una certezza. Per tutte le persone che hanno già acquistato uno smartphone Huawei, o che ne acquisteranno uno già presentato e disponibile nei negozi, l'arrivo di HarmonyOS non comporterà alcuna differenza: tutti gli smartphone e i tablet attualmente in commercio continueranno ad essere animati da Android e riceveranno tutti gli aggiornamenti di sicurezza rilasciati da Google.

Resta però dubbio il futuro dei nuovi smartphone Huawei in arrivo. I possibili scenari sono sostanzialmente due, ma non si ha ancora alcuna certezza su come evolveranno le cose. Ma, allora, i nuovi smartphone di Huawei utilizzeranno Android o HarmonyOS? A dare una risposta al quesito è la stessa Huawei che, nel corso della conferenza stampa in cui ha presentato il nuovo OS, ha sottolineato che qualora l'azienda non potesse più utilizzare Android, allora i suoi nuovi smartphone potrebbero essere animati da HarmonyOS. Sistema operativo che, tra l'altro, dovrebbe poter garantire la compatibilità con le principali applicazioni Android che, quindi, potrebbero essere installate senza alcun problema.

Insomma, le intenzioni di Huawei sono piuttosto chiare e dipendono dai risvolti derivanti dalla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina: qualora la questione dovesse risolversi (e Huawei dovesse di nuovo poter commerciare con le aziende USA), il secondo produttore di smartphone al mondo sarebbe ben felice di produrre i suoi nuovi smartphone con Android. Se invece, alla fine della fiera, Huawei non potesse più utilizzare l'OS di Google, allora smartphone come il Huawei Mate 30 Pro e tutti gli altri dispositivi futuri, utilizzeranno HarmonyOS, proprio perché – in quanto multipiattaforma – il nuovo sistema oprativo cinese "è già pronto per gli smartphone".

Ma in tutti questi dubbi c'è già una certezza. I primi smartphone ad utilizzare HarmonyOS saranno quelli prodotti da Honor, il sub-brand di Huawei che a brevissimo dovrebbe presentare la sua nuova lineup di dispositivi e che – per la prima volta nella sua storia – abbandonerà Android.

No, HarmonyOS non è nato in risposta al ban di Trump

Quando le prime voci su un ipotetico nuovo sistema operativo proprietario di Huawei hanno iniziato a diffondersi, tutti (ma proprio tutti) gli addetti del settore hanno subito "catalogato" la novità come una risposta al ban imposto dall'amministrazione Trump. In realtà, però, HarmonyOS non è nato con questo scopo, e quando è scoppiata la guerra USA-Cina, il sistema operativo di Huawei era già in una fase di sviluppo piuttosto avanzata. D'altronde non ci vuole una laurea in Ingegneria Informatica per riuscire ad immaginare che i tempi di sviluppo di un sistema operativo possano chiedere anni ed anni e – ragionandoci a mente fredda – lo sviluppo di un OS proprietario per Huawei potrebbe essere stato spinto da due motivazioni principali, del tutto indifferenti a tutta la questione alzata da Trump.

La prima reale motivazione che potrebbe aver spinto Huawei a sviluppare un proprio OS, è quella di poter essere del tutto indipendente da Google e il suo Android. D'altronde il colosso cinese non è l'unica azienda che ci ha provato, basti ricordare il flop di Samsung con Tizen, ma le conseguenze del ban di Trump hanno messo bene in risalto la posizione predominante di Google e Android, e quanto tutte le aziende produttrici di dispositivi mobili ne siano dipendenti. Il che, alla fine, permette all'azienda statunitense (e agli Stati Uniti d'America) di tenere il coltello dalla parte del manico, dettando legge o imponendo le proprie idee.

La seconda motivazione che potrebbe aver spinto Huawei a produrre un proprio OS è invece più tecnica ed è quella che – in realtà – rende davvero importante HarmonyOS: la necessità, reale e ormai imprescindibile, di risolvere il problema della frammentazione. Un problema che rallenta sensibilmente lo sviluppo delle applicazioni e la creazione (e la diffusione) degli ecosistemi di prodotti, tanto voluti dalle aziende tech. E il perché è piuttosto chiaro: con gli attuali sistemi operativi, gli sviluppatori sono "costretti" a sviluppare versioni diverse delle proprie app per diverse categorie di dispositivi, mentre con HarmonyOS tutti i developer potranno sviluppare un'unica versione della propria applicazione, che verrà automaticamente adattata in base al dispositivo sul quale è stata scaricata ed installata. Si tratta di un'impostazione molto simile a quella di Apple e il suo iOS, ma ancora più ottimizzata ed automatizzata. Il che, permettetemelo, non è cosa da poco.