Nella giornata di lunedì gli Stati Uniti hanno spostato in là di altri tre mesi l'entrata in vigore del provvedimento che impedirà alle aziende del Paese di commerciare con Huawei se non provviste di specifica licenza, ma allo stesso tempo hanno deciso di includere nel provvedimento iniziale una serie di altre aziende sussidiarie. Tra queste, è emerso nei dettagli del documento pubblicati in queste ore, sono finite anche due realtà nostrane: Huawei Italia e il laboratorio di ricerca e sviluppo del gruppo cinese in territorio italiano.

Le motivazioni della decisione

Il Segretario al Commercio statunitense Wilbur Ross del resto lo aveva anticipato nel corso dell'intervista concessa a Fox nella giornata a inizio settimana: la scadenza fissata al 19 agosto sarebbe stata spostata, ma la "grande notizia" era l'aggiunta all'ormai famigerata lista nera di un ulteriore insieme di aziende che fanno capo al colosso cinese, 46 solo nell'ultima tornata. Il motivo — aveva dichiarato Ross lunedì scorso — non è tanto quello di rendere le cose più difficili a Huawei, quanto quello di assicurarsi che il provvedimento iniziale sia a prova di scappatoie.

I soggetti colpiti in Italia

I due nuovi soggetti che sono entrati a fare parte della lista sono la sede della divisione italiana del gruppo che si trova a Milano e il laboratorio di ricerca italiano, situato invece nell'hinterland. Quest'ultimo in particolare è stato il primo laboratorio globale inaugurato da Huawei, al cui interno vengono portati da parte di decine di dipendenti avanti studi relativi alle tecnologie di comunicazione cellulare e satellitare basati sulle microonde, come quelli che rendono possibili i collegamenti 5G.

Le possibili conseguenze

Impedire di avere rapporti commerciali con le aziende USA al centro di ricerca italiano — così come agli altri centri di ricerca finiti nella lista — potrebbe rallentare il gruppo non soltanto nel campo della produzione dei dispositivi, ma anche in quello dello sviluppo di nuove soluzioni tecnologiche grazie alle quali è finora riuscito a presentarsi sul mercato con soluzioni all'avanguardia rispetto a quelle della concorrenza. Non per niente Huawei ha già manifestato la propria contrarietà alla decisione statunitense di aggiungere ulteriori aziende alla propria lista, e ha anzi chiesto di revocare del tutto il provvedimento; fino al mese di novembre però la posizione potrebbe rimanere bloccata.