Opinioni
25 Febbraio 2016
17:18

I figli di Steve Jobs non potevano utilizzare la tecnologia

iPhone, iPad e altri dispositivi elettronici? I figli di Jobs non li conoscevano nemmeno. Lo ha ammesso lo stesso fondatore della mela, come riportato dal New York Times nel 2014, in un’intervista durante la quale Jobs ha espresso la volontà di “limitare l’utilizzo dei dispositivi tecnologici da parte dei più piccoli all’interno delle mura casalinghe”.
A cura di Marco Paretti

Smartphone, tablet e smartwatch, ma anche computer fissi e portatili, televisione e musica. Apple ha ormai conquistato ogni settore principale della tecnologia entrando di peso nella quotidianità di milioni di persone in tutto il mondo. Si potrebbe pensare, quindi, che la vita di chi questo impero lo ha creato fosse piena di oggetti tecnologici e che questi fossero condivisi anche con i più piccoli della famiglia. Insomma, i figli di Steve Jobs avranno avuto la loro buona dose di tecnologia donata generosamente dal padre, no? A quanto pare, invece, questa apparentemente ovvia credenza non rispecchia affatto la realtà.

iPhone, iPad e altri dispositivi elettronici? I figli di Jobs non li conoscevano nemmeno. Lo ha ammesso lo stesso fondatore della mela, come riportato dal New York Times nel 2014, in un'intervista durante la quale Jobs ha espresso la volontà di "limitare l'utilizzo dei dispositivi tecnologici da parte dei più piccoli all'interno delle mura casalinghe". Non vi immaginate, quindi, una casa straripante di tecnologie all'ultimo grido con televisori, computer e altri device della mela: al di fuori dello studio di Jobs, il resto della casa non presentava elementi tecnologici ma solo tanti libri.

Una scelta troppo protettiva? Forse, o semplicemente i grandi della tecnologia sanno bene che un utilizzo sconsiderato della stessa può distrarre eccessivamente i più giovani. Non è infatti solo Jobs ad aver messo in atto un divieto simile: anche il fondatore di Twitter, Evan Williams, ha escluso la tecnologia dalla vita dei figli, così come lo ha fatto l'ex direttore di Wired Chris Anderson, che durante un'intervista aveva espressamente dichiarato di essere "consapevole dei rischi della tecnologia". Meglio, secondo queste personalità, sostituire uno smartphone o un tablet con un libro.

D'altronde gli studi che consigliano di ritardare il più possibile il contatto con la tecnologia da parte dei più piccoli sono molti e dicono (quasi) tutti le stesse cose: i dispositivi tecnologici possono portare a difficoltà nello sviluppo. Le ricerche indicano peraltro che i bambini che si approcciano alla tecnologia durante il primo anno di vita sono più propensi a diventare degli utilizzatori regolari, cadendo anche nella dipendenza. La ricerca ha svelato che il 36% dei bambini ha utilizzato un touchscreen nei primi anni di vita, mentre il 15% ha sfruttato un'applicazione specifica. Al tempo del suo primo compleanno, un bambino su sette spende già almeno un'ora al giorno giocando con smartphone e tablet. Tempo che, almeno durante la crescita, sarebbe meglio dedicare allo studio, alla lettura o allo sviluppo delle capacità individuali.

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