Opinioni
25 Novembre 2015
10:55

Il razzo riutilizzabile di Blue Origin è un successo, ma non paragonatelo a SpaceX

L’azienda guidata da Jeff Bezos, già CEO di Amazon, ha pubblicato un video nel quale mostra il lancio e successivo rientro del razzo New Shepard con modalità del tutto simili a quelle attuate dal concorrente SpaceX. Uno schiaffo all’azienda di Elon Musk? Non proprio.
A cura di Marco Paretti

Nel corso dell'ultimo anno SpaceX, l'azienda del CEO di Tesla Elon Musk impegnata nello sviluppo di veicoli in grado di portare l'uomo nello spazio, ha tentato più volte di completare il rientro del razzo Falcon 9 da utilizzare per le missioni nello spazio. L'obiettivo è quello di far tornare a terra un razzo per poi riutilizzarlo in viaggi successivi: ad oggi tutti i veicoli di questo tipo vanno distrutti in seguito al lancio, gravando fortemente sui costi dei singoli lanci. Finora SpaceX ha attuato solo rientri fallimentari, che, sebbene vedessero il razzo tornare a terra e approcciarsi al terreno con la giusta velocità, hanno sempre portato alla distruzione dello stesso a causa dell'inclinazione errata con la quale toccava terra. Poi è arrivato Blue Origin che, senza dire nulla, è riuscito nell'impresa.

L'azienda guidata da Jeff Bezos, già CEO di Amazon, ha pubblicato un video nel quale mostra il lancio e successivo rientro del razzo New Shepard con modalità del tutto simili a quelle attuate dal concorrente SpaceX. Nel filmato pubblicato su YouTube si osserva il veicolo salire a circa 100 chilometri – al punto in cui la capsula contenente gli uomini si stacca – per poi tornare a toccare terra senza danneggiarsi grazie ai propulsori che ne rallentano la caduta. La capsula per i passeggeri atterra quindi in maniera classica, tramite l'utilizzo di paracaduti. Visto in questo modo, il traguardo raggiunto da Blue Origin potrebbe sembrare un vero e proprio schiaffo a SpaceX e ai suoi innumerevoli tentativi. In realtà, però, non è proprio così.

blue origin new shepard

Prima di tutto perché vanno contestualizzati i due veicoli nei confronti delle missioni per le quali sono stati pensati. SpaceX punta a portare nello spazio oggetti come satelliti e rifornimenti per poi tornare a terra, mentre New Shepard è stato pensato per portare le persone nello spazio suborbitale per circa quattro minuti. In breve, il razzo di Blue Origin, di fatto, non raggiunge mai lo spazio orbitale vero e proprio. Questo influisce su due elementi fondamentali: la velocità di crociera – mach 3 di New Sephard e mach 5,5/7,5 di Falcon 9 – e la forma dei veicoli.

Quest'ultima rappresenta forse la differenza più importante, perché Falcon 9 deve utilizzare un forma più lunga e stretta per poter raggiungere lo spazio senza sprecare carburante, mentre New Shepard si ferma allo spazio suborbitale e, quindi, può sfruttare una forma più tozza e maggiormente controllabile in fase di discesa. Inoltre il razzo di Blue Origin mantiene sempre una posizione verticale, mentre nella sua fase orbitale il Falcon 9 assume una posizione orizzontale che richiede un'ulteriore "capriola" per ritornare nella posizione corretta e toccare terra senza distruggersi.

blue origin new shepard

In generale confrontare i viaggi orbitali con quelli suborbitali non è totalmente corretto. Sebbene il metodo di atterraggio possa sembrare simile, i due veicoli sono estremamente differenti, così come lo sono gli obiettivi delle loro missioni. In quest'ottica il successo raggiunto da Blue Origin può essere visto come una prima volta o, semplicemente, come un bel traguardo. Se all'interno del termine razzo comprendiamo solo i veicoli cilindrici che trasportano oggetti nello spazio allora sì, quella di New Shepard è una prima volta. Se però chiamiamo razzo ogni veicolo dotato di propulsione a razzo, allora quello di Blue Origin non è il primo ad atterrare in seguito ad una missione. In questo caso la Virgin Galactic è riuscita a far tornare a terra il veicolo SpaceShipTwo che, però, non decolla in verticale. In realtà ci era riuscito anche il North American X-15, un razzo lanciato due volte nel 1960. Il traguardo di Blue Origin è in ogni caso impressionante: gestire un atterraggio di questo tipo risulta incredibilmente difficile anche nelle condizioni più favorevoli. Detto questo, resta da capire quale sia l'effettivo record nelle mani dell'azienda.

Giornalista dal 2002 specializzato in nuove tecnologie, intrattenimento digitale e social media, con esperienze nella cronaca, nella produzione cinematografica e nella conduzione radiofonica. Caposervizio Innovazione di Fanpage.it.
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