Un video pubblicato due anni fa viene ripescato su Reddit suscitando non poche polemiche. Un utente di YouTube, “Neville”, dimostrerebbe con un filmato che basta dire qualcosa davanti al cellulare perché su Facebook compaia una pubblicità correlata. Nel video si ripete “cibo per gatti” e parte lo spot di una marca relativa. Dovremmo fare atto di fede, perché in nessun altro modo ci viene spiegato il fenomeno né la clip in sé è sufficiente a dimostrare qualcosa. Del resto da due anni a questa parte di cose “losche” volte a carpire i nostri dati se ne sono viste parecchie, soprattutto su Facebook. Ma questo implica la possibilità di essere tutti registrati tramite il microfono del cellulare? A quanto pare una "cospirazione" c'è ma senza bisogno che qualcuno ascolti le nostre conversazioni.

Facebook ci ascolta dal cellulare?

Il filmato sembra legarsi ad una tesi di complotto effettivamente già abbastanza diffusa nel 2016, di cui avevamo già trattato. Se da un lato è vero che la possibilità di spiarci tramite il microfono cellulare non è affatto infondata, sia che teniamo la batteria che senza, dall’altro sappiamo quanto un controllo audio sia di difficile applicazione a grandi distanze, da parte di società pubblicitarie o di social network. Nemmeno l’utilizzo di ultrasuoni – per quanto tecnicamente plausibile – è da ritenersi fattibile oggi.

La ricerca della Northeastern University

Recentemente uno studio condotto dai ricercatori della Northeastern University ha dimostrato analizzando 17.260 applicazioni per Android, che questa credenza è semplicemente infondata. Tuttavia hanno scoperto anche dell’altro. La ricerca condotta sulle più popolari app – di cui almeno 8.000 inviano informazioni a Facebook – pur non riscontrando la capacità di attivare il microfono a nostra insaputa, ha rivelato invece la possibilità di registrare lo schermo, inviando tali informazioni a terzi. I ricercatori ci tengono comunque a specificare che il loro studio è limitato, avendo utilizzato un sistema automatizzato per accedere alle applicazioni.

Il complotto delle consegne a domicilio

Una app in particolare ha colpito l’attenzione dei ricercatori, si chiama GoPuff ed è stata creata per le consegne a domicilio, anche in tarda notte. Quando si parla di app di consegna le informazioni più sensibili, come quelle relative alla carta di credito, sono i dati principali che gli utenti possono mettere a rischio. Effettivamente GoPuff durante i test dello studio inviava una registrazione dello schermo dove era visibile il codice postale del cliente. Questi dati finivano ad applicazioni di terze parti. L'informativa sulla privacy di GoPuff non ha comunicato agli utenti che i loro schermi potrebbero potenzialmente essere registrati. I ricercatori hanno anche contattato gli admin di GoPuff per avvisarli, ottenendo da parte dell’azienda un aggiornamento delle sue “avvertenze” ai clienti. Quindi, ironia della sorte, una cospirazione in un certo senso esiste davvero, ma riguarda le interazioni che facciamo, non il mero ascoltarci tramite microfono. Cosa sia peggio tra le due modalità è difficile da stabilire, anche se di solito non è a voce che inseriamo i nostri dati sensibili, quando compiliamo un form.