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Era già successo lo scorso anno, quando Internet era stato candidato al Premio Nobel per la pace. Tra le polemiche e le mille domande sul se fosse giusto o meno assegnare il prestigioso riconoscimento ad una rete, il Premio era poi andato a Liu Xiaobo, attivista cinese e difensore dei diritti umani costretto agli arresti domiciliari dal Governo di Pechino. Le nomination quest'anno sono più numerose di quelle collezionate nel 2010: ben 241 contro 237. Un numero superiore persino a quelle di WikiLeaks, dell'Unione Europea e dell'attivista africana Sima Samar.

Ad esprimere il loro suggerimento sono stati il Parlamento Internazionale, i vincitori delle passate edizioni del Nobel e anche importanti professori: ora, la decisione spetterà al Norwegian Nobel Committee, un comitato di 5 membri designato appositamente per decretare il vincitore del Premio. Certo, rispetto all'anno scorso le motivazioni per assegnare il Nobel alla rete sono aumentate e ne stiamo vedendo gli effetti ancora in questi giorni. Tunisia, Egitto e Libia: questi i nomi chiave che dovrebbero far pensare al ruolo attuale della rete, che ha fornito al popolo un valido strumento di comunicazione per organizzare rivolte contro i regimi al Governo da decenni.

Senza contare che WikiLeaks fa parte della rete e che se il premio fosse assegnato ad Internet, in un certo senso, verrebbe premiato anche il sito di Julian Assange, a cui non possiamo togliere il merito di aver contribuito ad una maggiore libertà d'informazione. Non ci resta che attendere il prossimo ottobre, mese in cui i Premi Nobel verranno assegnati.

Una domanda, però, è destinata a colmare l'atteesa: a chi spetterebbe l'assegno da 1,5 milioni di dollari se fosse Internet a trionfare?