Opinioni
3 Novembre 2015
15:53

Ex dipendenti dell’Hacking Team sospettati di aver venduto il software spia agli jihadisti

Ex dipendenti dell’Hacking Team, la società italiana che produce programmi di cyber spionaggio vittima lo scorso 6 luglio di un pesante attacco hacker, avrebbero venduto il software di spionaggio anche agli jihadisti. Lo ha ipotizzato la Procura di Milano dopo aver individuato un pagamento effettuato da un’azienda saudita.
A cura di Marco Paretti

Ex dipendenti dell'Hacking Team, la società italiana che produce programmi di cyber spionaggio vittima lo scorso 6 luglio di un pesante attacco hacker, avrebbero venduto il software di spionaggio anche agli jihadisti. Lo ha ipotizzato la Procura di Milano dopo aver individuato un pagamento effettuato da un'azienda saudita, elemento che ha fatto scattare i controlli nei confronti di una realtà milanese che negli anni ha venduto programmi per lo spionaggio ad aziende, governi e agenzie di intelligence di tutto il mondo. Ma anche, come ipotizzato dal tribunale, anche agli jihadisti.

Lo scorso luglio l'Hacking Team è finito nel mirino degli hacker e ha subito una pesante violazione del proprio account Twitter. In breve, l'azienda che fornisce strumenti anti-intrusione e strumenti di sorveglianza (il più conosciuto si chiama "Da Vinci") è stata a sua volta violata. Attraverso l'account compromesso è stato reso pubblico un file delle dimensioni di 400 GB contenente migliaia di indirizzi email e documenti classificati come "riservati". Il nome dell'azienda è quindi diventato "Hacked Team". Un rilascio che ha scoperchiato un vero e proprio vaso di pandora contenente password, dati personali e informazioni sui clienti (anche scomodi) dell'azienda milanese.

La Polizia Postale ha fatto quindi scattare una perquisizione nei confronti della Mala srl, azienda torinese nella quale sono coinvolti due ex dipendenti dell'Hacking Team, Guido Landi e Mostapha Maanna. L'elemento sospetto è un pagamento di 300 mila euro risalente al 20 novembre 2014 ed effettuato da parte della Saudi Technology Development Inv. "Non risulta verosimile che la somma versata a Maanna sia stata corrisposta per formazione professionale" ha spiegato nel decreto di perquisizione del pm Alessandro Gobbis. "Apparendo più probabile fornitura di servizi relativi a informazione informatiche".

L'ipotesi è quindi che i due indagati abbiano venduto il codice sorgente di Galileo all'azienda saudita, che a sua volta ha svolto il ruolo di mediatrice per un soggetto terzo. Ora le indagini della Polizia Postale dovranno svelare se questa terza parte sia in qualche modo legata agli jihadisti. Attualmente, oltre a Landi e Maanna, la Procura di Milano sta indagando altre quattro persone. Sono però una ventina, tra ex collaboratori ed ex indagati, ad essere stati interrogati in Procura nel corso delle ultime settimane. Anche il CEO di Hacking Team, David Vincenzetti, è stato interrogato nel corso delle indagini.

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