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30 Settembre 2011
12:21

L’iPhone 5 come lo Sputnik… Ma senza il capitano Jobs. O no?

Una strana coincidenza di date ci ha spinti a credere che la presentazione dell’iPhone5 potrebbe avere qualcosa a che fare con l’anniversario del lancio dello Sputnik, il satellite russo che tanto fece penare gli USA e diede ufficiale inizio alla competizione spaziale. Molti indizi sembrano darci ragione…
A cura di Anna Coluccino
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Il lancio dello Sputnik ha rappresentato uno dei momenti più infelici della storia statunitense. All'epoca della Guerra Fredda tra USA e URSS, infatti, tutto era motivo di competizione tra le due superpotenze, e l'avanzamento tecnologico -così come la "colonizzazione" della galassia- erano ragione di insensate battaglie silenziose (oltre che fredde). Quel che è certo, però, è che lo smacco del vedere i "nemici rossi" lanciare in orbita il primo satellite artificiale gli statunitensi non l'hanno mai dimenticato. Certo, dopo dodici anni riuscirono a rispondere in grande stile arrivando a sbarcare sulla Luna, ma il dato storico è che i primi essere umani al mondo a lanciare un satellite artificiale nello spazio furono i russi.

Persino durante l'ultimo discorso sullo Stato dell'Unione, dopo più di quarant'anni, il presidente Barack Obama ha ricordato lo Sputnik. Le sue esatte parole sono state: "This is our generation’s Sputnik moment", intendendo -con questo- effettuare un parallelo tra gli anni '50 e i 2000, entrambi pervasi dalla medesima sensazione di sconfitta, e invitare i suoi connazionali a reagire alla crisi economica così come decenni prima avevano reagito alla provocazione dei russi: andando sulla Luna.

Ok. Mi rendo conto che -a questo punto- vi starete chiedendo cosa c'entri con l'iPhone5 e Steve Jobs tutto questo pistolotto sul lancio del satellite russo.

Per comprendere il parallelismo basta far attenzione a una cosa soltanto: le date.

  • 4 ottobre 1957 – Lancio dello Sputnik
  • 4 ottobre 2011 – Lancio dell'iPhone5

Forse stiamo azzardando un po' troppo, ma questa coincidenza, alla luce del discorso di Obama, ci puzza un po' e ci suggerisce che (ribadiamo: "forse") proprio nell'anno in cui per la prima volta alla presentazione mancherà il Messia della Apple (dimessosi da CEO lo scorso agosto) l'azienda di Cupertino potrebbe decidere di presentare il nuovo smartphone della casa con un pizzico di scenografia sensazionalistica o, comunque, con un rimando storico-filosofico allo Sputnik e a tutto ciò che ha rappresento per gli States in termini di propulsione a far meglio, a sperimentare, ad arrivare lì dove nessuno era mai arrivato. A convincerci della "necessità" di una presentazione in grande stile è anche il fatto che, dopo molti mesi di presenza-assenza di Steve Jobs, poi culminata nelle dimissioni, l'azienda ha l'oggettivo bisogno di rilanciare la propria immagine in termini di capacità di ispirare i suoi fedeli. Deve tornare a dar loro tutto quanto ha sempre offerto: sogni, visioni, motivazioni, creazioni sempre percepite come "rivoluzionarie" e, per quanto straordinariamente competente, Tim Cook non ha la presenza scenica del suo predecessore, e se è vero che il Messia Jobs non aveva alcun bisogno di effetti speciali per entusiasmare le masse, a Cook potrebbero far comodo.

Vi abbiamo convinti? Chissà.

A fornire un altro piccolissimo incoraggiamento sono gli ultimi rumors (non confermati) secondo cui il nuovo dispositivo potrebbe essere rilasciato con due diversi design, uno classico (sebbene più sottile e leggermente più largo) e uno con design "a goccia" un po' diverso da quella a cui siamo abituati. Il rumor sarebbe accreditato dal fatto che un'azienda cinese ha già cominciato a vendere le mascherine per iPhone5 sulla base -si dice- di un prototipo rubato a una delle aziende cinesi  (la Foxconn) che si occupa di assemblare il device Apple. Questo dato potrebbe far pensare a un'idea di design più futuristica e a un desiderio di rivoluzionare il dispositivo (almeno esteticamente) in maniera più consistente rispetto a quanto accaduto nel passaggio da iPhone3 ad iPhone4 che -a parte poche migliorie tecniche-  non fu poi così sensazionale.

Magari è solo uno straripamento della nostra immaginazione, eppure ci sembra già di vedere uno slogan campeggiare sul palco: "l'iPhone5 come lo Sputinik", con tanto di immagine fantascientifica (sullo stile di quella che vi proponiamo in testa all'articolo), musiche epiche, dichiarazioni altisonanti… Un momento davvero geek insomma, con tanto di discorso visionario sul senso della scoperta. Insomma: la scelta della data non ci sembra una coincidenza. Siamo (quasi) certi del fatto che, come minimo, i due avvenimenti saranno oggetto di parallelismo nel discorso di presentazione.

Provate a pensarci un secondo… Non sarebbe in pieno stile Apple "rispondere" al lancio del satellite russo avvenuto oltre quarant'anni fa con un device rivoluzionario? Non sarebbe tipico della compagnia di Cupertino tirare un filo rosso che attraversa mezzo secolo e termina con il lancio l'iPhone5: ovvero la definitiva dimostrazione che gli USA continuano nella loro battaglia per l'innovazione (vincendo)? Per come conosciamo i nostri polli siamo certi che se non ci hanno già pensato, di sicuro gli sarebbe piaciuto.

Insomma: ve lo immaginate Steve Jobs che alza al cielo l'iPhone5 come Mufasa fa con Simba ne Il Re Leone? Solo che, nella mia immaginazione, le sue parole sarebbero "questa è la risposta allo Sputnik!", e poi un mare di gente applaude, piange, si strappa i capelli (ok, l'ultima è un'esagerazione, tanto per dare enfasi al racconto, ma il resto me lo immagino proprio come l'ho descritto…).Perdonatemi se sembro blasfema nel paragonare l'evento tecnologico più atteso dell'anno a un cartone animato. Ma a me vedere Jobs che alza al cielo i device presentandoli alla folla come "figli", ha sempre ricordato Il Re Leone.

Non odiatemi. A suo modo, è una visione romantica.

Del resto, orfani di Jobs, bisognerà pur lavorare l'immaginazione.

Eppure chissà se il Messia di Apple vorrà regalare un'ultima apparizione ai suoi fedeli; una sola, tanto per far sentire ancora la sua presenza, per passare ufficialmente il testimone a Cook investendolo con la sua aura di genialità (così da migliorarne anche la sua presa sugli Apple-addicted) e mandare a dire "ai russi" che -quanto a innovazione- gli USA non sono secondi a nessuno.

[Ok, ora sto esagerando. La battuta da spy story di serie B me la potevo risparmiare. Prometto maggiore serietà].

Comunque vada (Sputnik o non Sputnik) la verità è che Tim Cook dovrà compiere un passo difficilissimo, e non è detto che ci riesca. La Apple è Steve Jobs. Da sempre. E quando non è stata Steve Jobs ha rischiato il collasso. È così per i clienti (che non si sentono normali clienti, ma parte integrante del "sogno" Apple, in tutto e per tutto simile a una Fede) e lo è per i dipendenti dell'azienda. Non è possibile non valutare i contraccolpi psicologici che l'intera compagnia sta subendo per l'ufficiale ritiro del suo leader e non è possibile prevedere se saprà uscire indenne dal cambiamento che l'aspetta. Cook gode della più assoluta fiducia da parte di Jobs ed ha sempre diretto più che bene la compagnia in sua assenza. Eppure tanta competenza non basterà.

Basta nel lavoro di tutti i giorni (che già da molto tempo era passato sotto la direzione di Cook) e potrebbe bastare anche agli azionisti che chiedono che si continui a lavorare bene. Ma quando si tratta della gestione degli eventi, da sempre cruciale nella creazione dell'immaginario Apple, tutto si fa più difficile. Quando si tratta di presentare, parlare, ispirare, comunicare un'idea di successo e grandeur, Cook non basta. Forse -stavolta- gli verrà in soccorso un'adeguata scenografia, o forse un cameo (a sorpresa) del Messia. Ma dopo? Che cosa accadrà dopo? Che cosa potrebbe ridare ad Apple la sua aura mistico-visionaria?

Ancora non ho una risposta. Ma prometto di pensarci. Voi?

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