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6 Luglio 2016
15:57

L’Isis usa le applicazioni di messaggistica criptate per vendere schiave sessuali

La denuncia è dell’Associated Press: l’Isis utilizza Telegram per vendere schiave sessuali, inviando database di immagini delle prigioniere associate ai nomi dei “proprietari” per evitare la loro fuga attraverso i posti di blocco del gruppo jihadista.
A cura di Marco Paretti
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"Vergine. Bella. 12 anni. Il suo prezzo ha raggiunto i 12.500 dollari e sarà venduta presto". Il messaggio viaggia insieme ad annunci per attrezzature militari e armi varie all'interno di un gruppo su Telegram, la popolare applicazione di messaggistica famosa per il suo sistema di crittografia recentemente adottato anche da WhatsApp. È solo uno degli annunci relativi alle circa 3.000 donne rapite dallo Stato Islamico e utilizzate come schiave sessuali dagli estremisti, una pratica barbara e antica che ora si incontra con la tecnologia moderna: l'Isis utilizza Telegram per vendere le donne, inviando database di immagini delle prigioniere associate ai nomi dei "proprietari" per evitare la loro fuga attraverso i posti di blocco del gruppo jihadista.

La maggior parte delle donne e dei bambini prigionieri dell'Isis sono stati rapiti nell'agosto 2014, quando il gruppo ha invaso i villaggi nel nord dell'Iraq con l'obiettivo di eliminare la minoranza curda. Da allora la resistenza ha liberato circa 134 persone al mese, un numero sceso a soli 39 salvataggi nel corso delle ultime sei settimane. "Registrano ogni schiava sotto il nome del ‘proprietario', quindi anche in caso di fuga ogni posto di blocco è in grado di riconoscerle e sapere che si tratta di fuggitive" ha spiegato Mirza Danai, fondatrice di Luftbrucke Irak, un'organizzazione umanitaria impegnata in Iraq. "Attraverso i database sanno anche a chi riportarle".

The Associated Press è entrata in possesso di 48 fotografie appartenenti alle schiave sessuali dell'Isis che sono riuscite a scappare dalle mani dei rapitori. Tra queste si trova anche Lamiya Aji Bashar, una ragazza di 18 anni che per quattro volte ha tentato di sfuggire allo Stato Islamico. Al quinto tentativo ci è riuscita: a marzo ha raggiunto le zone controllate dai curdi, ma durante la fuga una mina ha ucciso le sue due compagne di 20 e 8 anni e l'ha lasciata completamente sfigurata in volto. Nei mesi di prigionia, la ragazza è stata venduta almeno due volte a uomini diversi. Una pratica portata avanti dal gruppo attraverso l'utilizzo di applicazioni criptate come Telegram, nelle quali si concludono costantemente trattative di vendita legate a schiave sessuali.

L'applicazione più utilizzata è proprio Telegram, seguita da Facebook e WhatsApp. "L'applicazione di messaggistica è estremamente popolare nel Medio Oriente" ha spiegato Markus Ra, portavoce di Telegram. "Sfortunatamente questo include anche diversi soggetti che ne utilizzano i servizi in maniera illegale". La società contrasta gli abusi di questo tipo eliminando costantemente i canali pubblici legati all'Isis. "Abbiamo una politica di tolleranza zero nei confronti di questa tipologia di contenuti e disabilitiamo gli account quando ci vengono fornite le prove di attività in contrasto con i nostri termini" ha continuato Matt Steinfeld, portavoce di WhatsApp. "Incoraggiamo gli utenti ad utilizzare lo strumento di segnalazione se notano comportamenti di questo tipo".

Nelle immagini ottenute da AP molte donne sono vestite bene e spesso truccate pesantemente. Guardano tutte direttamente verso la camera sullo sfondo di quella che sembra essere una vecchia sala da ballo di un hotel. Alcune sono minorenni in età da scuole elementari, mentre altre sembrano più adulte. Nessuna dimostra più di 30 anni. Le loro immagini viaggiano tutte su Telegram, WhatsApp e Facebook, insieme a nomi e "padroni". Il problema è che se nel caso del social network i dati sono quasi sempre raggiungibili dai vertici dell'azienda, con Telegram e WhatsApp la situazione è ben più complessa proprio a causa del sistema di crittografia utilizzato dalle app che, di fatto, non consente nemmeno agli sviluppatori di accedere ai testi e ai contenuti multimediali inviati in chat e gruppi.

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