In futuro, si potrà andare in giro indossando una particolare maglietta che permetterà la ricarica di qualsiasi dispositivo in un arco di tempo di pochi minuti. E no, non è fantascienza, ma è un nuovo tipo di batteria nata da un'idea tutta italiana.

La batteria al grafene: come funziona l'idea italiana

Presentata nel corso del Mobile World Congress 2018 dall'ITT, Istituto Italiano di Tecnologia, questa nuova tipologia di batteria (per ora vista solo in un prototipo) è realizzata in grafene. Un materiale flessibile, leggero ed estremamente sottile, che permette di immagazzinare energia rinnovabile con la quale ricaricare velocemente i propri dispositivi portatili.

La produzione delle batterie al grafene pensate dall'ITT, a differenza di quanto accade con le batterie agli ioni di litio, parte proprio dalla grafite e si basa su processi a basso costo e altamente scalabili, compatibili anche con i materiali tessili. Il tutto avviene producendo il grafene in forma di inchiostri e sovrapponendo due membrane porose di grafene (che hanno lo spessore di un atomo) e una membrana polimerica bagnata da un elettrolita.

Un'idea rivoluzionaria, che permette a questo nuovo tipo di batteria di immagazzinare l'energia in tempi rapidissimi, in un dispositivo flessibile, realizzato con materiali resistenti all'acqua e lavabili.

“Sono più veloci perché nelle batterie litio la carica è legata a ioni che devono migrare da un elettrodo all’altro" – ha spiegato Vittorio Pellegrini, Direttore dell'IIT Graphene Labs – "Gli ioni litio sono pesanti e questa operazione richiede tempo. Nei supercapacitori al grafene invece, dipende solo dalla migrazione degli elettroni, che sono molto più rapidi".

E se l'idea di una batteria integrata in una maglia può sembrare fantascienza, quanto raccontato dal Direttore dell'ITT Graphene Labs potrebbe esserlo ancora di più. Perché, a quanto pare, il grafene si può anche inserire sotto la pelle e "in questo caso l’energia potrebbe derivare da quella generata dal movimento del corpo, e potrebbe servire anche per mettere in moto apparecchi elettro medicali”, come ad esempio un pacemaker o addirittura un auricolare sottocutaneo.