È bene sottolinearlo subito: il 5G porta con sé grandi promesse in merito alla fascia professionale di utilizzo. Il lag praticamente inesistente apre le porte ad applicazioni prima d'ora impensabili, tra cui la possibilità di operare una persona da remoto attraverso l'utilizzo di braccia robotiche. Ma anche ad una serie di soluzioni per collegare tutti gli oggetti intelligenti che ci circondano e rendere realmente possibile l'Internet delle Cose che oggi sarebbe estremamente limitato dalle attuali connessioni. Ma per gli utenti comuni il 5G è davvero così rivoluzionario? In realtà no, almeno fino a quando gli operatori non cambieranno approccio sui dati.

La questione è semplice. Durante l'ultimo Mobile World Congress di Barcellona, la principale fiera dedicata al mobile del mondo, letteralmente in ogni angolo della manifestazione era possibile leggere a caratteri cubitali solo una cosa: 5G. Era scritto in neon, appariva su schermi, era disegnato e stampato. Quasi tutte le aziende hanno presentato la loro proposta 5G, dagli smartphone del futuro ai dispositivi in grado di aggancersi a questa tecnologia, fino ad una sorta di enorme drone-taxi in grado di trasportare una persona e basato proprio sul 5G. Ma tutti questi dispositivi, almeno per il momento, restano prodotti senza una rete.

Non fraintendeteci, il 5G arriverà e lo farà tra nemmeno troppi anni. Già dalla fine del 2019 in alcune città inizieranno le sperimentazioni, con un piano 2020-22 che dovrebbe portare a regime la diffusione della nuova connessione entro pochi anni. Ma c'è un problema: le promesse di estrema velocità (30 volte quella dell'attuale 4G) si scontrano con una grande limitazione, cioè la quantità di dati a disposizione. Se da un lato, come abbiamo scritto poco sopra, le applicazioni in ambito lavorativo saranno molte e di vario tipo, quelle in ambito consumer dovranno inevitabilmente fare i conti con le limitazioni del proprio abbonamento o della propria ricaricabile.

In Italia, per esempio, gli abbonamenti medi offrono tra gli 8 e i 25 GB di traffico al mese. Tanti per la maggior parte degli utenti, ma decisamente pochi per le applicazioni che continuano a venire pubblicizzate dal 5G. In molte delle presentazioni del MWC, per esempio, si spiegava che grazie al 5G sarà possibile scaricare un film da 1,2 GB in 4 secondi. Benissimo, ma se la propria tariffa offre 10 GB al mese questo entusiasmo durerà ben poco. 30 secondi o poco più. Stesso discorso per i molti giochi in realtà virtuale (e non) mostrati durante la fiera e che lavoreranno in streaming, quasi come fossero dei film su Netflix. Anche in questo caso la mole di dati da trasportare è enorme.

C'è poi un altro aspetto fondamentale per i consumatori: il costo del 5G. Proprio come avvenuto con il 4G, almeno per i primi anni l'attivazione del 5G sulla propria linea avrà un prezzo che andrà ad aggiungersi a quello del proprio abbonamento. Non si hanno ancora stime in merito a questo elemento, ma di certo gli operatori proveranno a scaricare parte del costo delle nuove infrastrutture sui primi entusiasti del 5G. Infine, l'ultimo elemento è quello che riguarda la parola "illimitato" che spesso appare nei piani dati esteri e italiani. Prendiamo l'esempio americano (ma vale anche qui in Italia): tutti e 4 i principali operatori offrono abbonamenti senza limiti, che però non lo sono davvero. In breve, superati i 50 GB mensili agli utenti viene rallentata la connessione fino all'inizio del mese successivo. Insomma, per apprezzare il 5G sarà fondamentale utilizzare un piano realmente senza limiti. Ma per farlo gli operatori dovranno cambiare mentalità. E noi dovremo comunque pagare di più.