Gualtieri web digital tax

Dopo anni di discussione e dopo l'approvazione della legge, forse ci siamo: la Web Tax, ossia la tassa per i colossi del web e della tecnologia, entrerà in vigore il prossimo gennaio 2020. È questo quanto ha dichiarato Roberto Gualtieri, il Ministro dell'Economia che, in una conferenza stampa, ha dichiarato: "Come è noto l’Italia ha la Digital Tax, noi la fermo entrare in vigore dal primo gennaio, è uno dei componenti della manovra. Siamo tra i Paesi di punta tra quelli che vogliono andare avanti nel rafforzamento dei principi dell’equità”.

Cos'è la digital tax (e perché non è ancora stata attuata)

E così, tra tutti i provvedimenti economici annunciati dal governo 5 stelle/PD, che negli ultimi mesi sono stati rimodulati, modificati o "smussati", l'unico che pare ormai certo è proprio quello relativo alla Digital Tax (o più comunemente chiamata Web Tax), ossia una misura che prevede una tassazione del 3 percento sui ricavi realizzati ogni trimestre dalle grandi aziende che operano online sul nostro territorio.

In realtà però, proprio come ha sottolineato il Ministro Gualtieri, in Italia la Digital Tax è già legge ed è entrata in vigore con la legge di Bilancio dello scorso anno. Il decreto del Mef e del Mise, sarebbe dovuto entrare in vigore entro il 30 aprile 2019, ma è stato poi posticipato sia per ragioni tecniche che (e soprattutto) per i disaccordo tra alcuni degli Stati membri dell'Unione Europea. Una lunga trattativa la cui protagonista, una tassa comune per tutti i Paesi dell'Unione, ha registrato l'ennesimo fallimento all'Ecofin dello scorso marzo, per l'opposizione di Finlandia, Svezia, Danimarca e Irlanda, alcuni tra i paesi fiscalmente più "accoglienti" per i colossi del web e della tecnologia.

Ma così come la Francia, pur non chiudendo del tutto la porta per un'intesa globale e in attesa di un accordo in sede OCSE, l'Italia sembra molto più propensa a proseguire per la sua strada ed introdurre una nuova tassa con un aliquota unica del 3 percento sui ricavi.

Chi verrà colpito (e quanto ci guadagnerà lo Stato)

Nel mirino della digital tax ci sono tutte le aziende le aziende che traggono profitti in Italia da due particolari tipologie di attività: l'ecommerce e il complesso che riguarda pubblicità online e big data. In soldoni, da una parte ci saranno Amazon, Ebay e tutte le aziende che hanno ricavi dalla vendita di beni online (propri o di terze parti), dall'altra ci saranno le piattaforme come Google e Facebook, ossia tutte quelle aziende che hanno ricavi dalla vendita di pubblicità, dalla trasmissione di dati e così via. Ed è proprio la seconda categoria che potrebbe includere un bacino di aziende molto più ampio, nel quale saranno coinvolte anche lacune imprese editoriali e alcune partecipate pubbliche.

Non solo Amazon e Google, quindi. In realtà le aziende candidate alla tassazione sono molte di più: nello specifico saranno sottoposte al prelievo tutte quelle società che hanno ricavi globali di almeno 750 milioni di euro annui e guadagnano almeno 5,5 milioni di questi da servizi digitali.

L'attuale versione della web tax, è andata a a modificare quella già introdotta dalla legge di Bilancio del Governo Gentiloni, anch'essa mai entrata in vigore per la mancanza di decreti attuativi, che prevedeva un'aliquota del 6% imposta sulle transazioni finanziarie e potrebbe portare nelle casse dello Stato un gettito stimato intorno ai 600 milioni di euro annui tra il 2020 e il 2021.