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Le Web Stars sono cresciute e si fanno pioniere di un nuovo modello narrativo

Fino a qualche anno fa giocavano con la rete, si divertivano a produrre video e raccoglievano risate e consensi. Oggi le Web Stars cominciano a fare sul serio e propongono nuovi modelli narrativi a cui -presto o tardi- il mercato comincerà a guardare con crescente interesse.
A cura di Anna Coluccino
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La televisione italiana generalista è vecchia, noiosa, ingessata e al tempo stesso caramellata: al limite del trash eppure insopportabilmente moralista.

La televisione generalista italiana sopravvive prevalentemente grazie a un pubblico (a dir poco) agée e in questi anni non ha fatto nulla di realmente innovativo, nulla che valga la pena ricordare, nulla che potesse anche solo sperare di attirare l'attenzione o il plauso di un pubblico giovane e interessato alle nuove forme di narrazione.

Negli ultimi dieci anni, nel mondo, la serialità televisiva si è imposta sia per la qualità della narrazione che per la capacità di dettare regole e trend finanche all'universo cinematografico, da sempre considerato "serie A" rispetto al piccolo schermo. Oggi questa dicotomia non esiste più. Autori, registi e attori di enorme caratura si prestano, indistintamente, a progetto destinati al grande e al piccolo schermo, perché ogni anno vengono scritte e prodotte serie tv che hanno dello straordinario e nulla (nulla) da invidiare al cinema. La televisione si è fregiata di collaborazioni con alcuni tra i più importanti autori del mondo, arrivando alla produzione di capolavori indiscussi del racconto contemporaneo. Questi ultimi anni ci hanno regalato la consapevolezza che l'arte può abitare ovunque, anche all'interno di una scatola il cui unico scopo (al momento) è vendere teste agli inserzionisti pubblicitari.

Perché c'è modo e modo anche di "vendere teste".

Quest'enorme rivoluzione culturale ha soltanto vagamente sfiorato l'Italia che, fatta eccezione per un paio di esperienze (Boris e Romanzo Criminale per essere più esatti), si limita a comprare serialità di qualità dall'estero ma è del tutto incapace di produrla.

Ecco perché, più che in altri paesi, in Italia è il web l'unico luogo in cui è possibile trovare innovazione, voglia e capacità di mettersi in gioco, ma -soprattutto- dove non è affatto raro incappare in esperimenti narrativi capaci di sedurre giovani e giovanissimi.

Da questo punto di vista, i soggetti che più di tutti animano il mondo della narrazione italiana online sono le web stars.

Nel corso dei primi anni, mano a mano che procedevano nelle sperimentazioni, abbiamo assistito divertiti al tentativo di ricerca di una voce, di uno stile che fosse capace di distinguerli dalla gigantesca mole di produzione video che avevano intorno. Alla fine, poco a poco, i più talentuosi sono emersi dal mucchio e oggi cominciano a fare sul serio.

Molti di loro, per diverso tempo, si sono limitati a stare da soli davanti alla webcam proponendo degli sketch,  qualche simpatico consiglio o -semplicemente- una visione della vita, un'idea. Alcuni di loro, come i The Jackal, hanno optato fin da subito per il racconto di storie, cominciando con le parodie di spot e film cult per poi passare alla produzione di contenuti originali. Ma il vero salto di qualità è stato fatto negli ultimi mesi. Prima con Freaks e, ora, con Lost in Google.

Freaks ha rappresentato il momento in cui le web stars hanno deciso di unire le forze per raccontare una storia, tutti insieme, mettendo in rete i loro seguaci e massimizzando le energie, unendo i rispettivi audience e facendo in modo che anche gli spettatori si "ritrovassero" sotto il segno di quella prima esperienza collettiva.

Scorrendo i nomi dei partecipanti al primo esperimento italiano di web serie ci troviamo quasi tutti i protagonisti più interessanti e seguiti dell'universo Youtube: da Canesecco a Claudio Di Biagio, passando per Willwoosh, The Jackal e Cicciasan. Insomma, parliamo di una piccola potenza mediatica che, con la complicità di una scrittura furba, ammiccante e di buona fattura ha espresso al massimo il suo potenziale.

Mezzo milione di visite a puntata non sono poche, sono un successo. Soprattutto considerando la lunghezza degli episodi (del tutto anomala per il web), la "povertà" dei mezzi e la naturale ingenuità della scrittura.

Ora tocca a Lost in Google tentare di fare un passo avanti, provando a conservare il successo di Freaks ma proponendo una struttura che sia davvero pensata per il web, che si innesti fino in fondo nel medium che intende esaltare. Ma anche stavolta, non si dovrebbe prescinde dall'elemento che prima di tutti ha segnato il successo di Freaks, ovvero, l'unione fa la forza.

Il primo episodio di Lost in Google si avvale, infatti, della partecipazione di Claudio Di Biagio e si fa il nome di Guglielmo Scilla (vale a dire Willwoosh, che ormai sembra aver fatto il "salto" nell'universo del cinepanettone, ma si spera non si fermi a questo…). Eccezion fatta per questo unico particolare in comune tra i due progetti- la storia è del tutto cambiata.

Freaks è un pregevole esperimento che tenta di fare eco a produzioni televisive straordinariamente in voga tra i giovani (parliamo di Misfits, Being Human, Heros, Flash Forward…) ma non riesce ad andare molto oltre il "pregevole esperimento", né a livello narrativo né a livello tecnico. E questo principalmente perché, per l'appunto, trae ispirazione da modelli che sono televisivi, tentando di imporli al web. Così facendo, cade nell'errore tipico di cerca serialità: ovvero la poca chiarezza del plot e l'inconcludenza narrativa. La sospensione, la frammentazione del tempo narrativo, l'inserimento continuo di elementi di mistero hanno un indiscutibile fascino e, di certo, fanno venir voglia di seguire il racconto, ma se manca un progetto coerente e privo di "vuoti" si finisce sempre con l'inculcare nello spettatore un po' di amarezza e la sensazione di essere stato "preso in giro".

Questo non significa che Freaks non sia godibile o non rappresenti, comunque, un punto di non ritorno per la produzione narrativa sul web ma è, per l'appunto, il primissimo step, da qui in poi occorre fare meglio e sfruttare al massimo le caratteristiche peculiari del mezzo prescelto. Del resto, tutti i pionieri devono fare i conti con due cose: da un lato il merito di aver aperto un varco, dall'altro la "colpa" di essere unici, e quindi soggetti ad analisi e critiche.

Da questo punto di vista, Lost in Google ha ancora il merito di far parte del gruppo di narrazioni pionieristiche ma ha dalla sua il vantaggio di poter sfruttare l'analisi critica fin qui prodotta. E, a giudicare da quanto fatto finora, pare proprio che colga il segno. I Jackal, infatti, si fanno promotori di un tentativo altro, sicuramente più maturo, che intende sì raccontare una storia "compiuta" ma senza dimenticare "dove" questa storia va in scena. Ed ecco allora che l'inserimento dell'elemento "interattivo", lungi dall'essere un mero tecnicismo formale, segna una differenza sostanziale nella qualità del racconto e della relazione con il mezzo.

Questo cambiamento di prospettiva non farà altro che aumentare il già crescente interesse degli spettatori semplici e degli inserzionisti pubblicitari nei confronti delle Web Serie, qualcuno -infatti- già comincia seppure timidamente a dirottare i suoi investimenti verso la rete. D'altronde, se si considera che è sul web che abitano i giovani, chiunque abbia intenzione di rivolgersi a questo genere di target dovrà pur smettere (prima o poi) di utilizzare le proprie risoei per farsi pubblicità all'interno di un medium che ha spettatori sempre più anziani e distratti e cominciare a riconoscere che esiste un altro mondo, un mondo in cui giovani con pochi soldi  e tante idee tentano di dar vita alle loro storie, e non solo ci riescono ma raccolgono consensi crescenti ed entusiasti. (Forse vale la pena ricordare che Freaks è costata soltanto duemila euro, a cui naturalmente vanno aggiunte un bel po' di ore di lavoro gratuito da parte di chi ha creduto nel progetto: dagli attori, agli autori, al regista, agli addetti agli effetti speciali).

Il web, insomma, sta producendo un nuovo universo narrativo, un universo che non solo conquista e seduce sempre più utenti, ma che -da qui a qualche anno- finirà per diventare punto di riferimento per chiunque intenda approcciare al racconto di storie con occhi nuovi.

E poi non dite che non vi avevamo avvertito.

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