Nel Parlamento Europeo c'è tensione in vista delle prossime elezioni di maggio 2019. Il rischio che si ripeta quanto avvenuto negli Stati Uniti e nel Regno Unito — con milioni di profili Facebook bersagliati da messaggi di propaganda creati ad hoc per influenzare l'elettorato in modo più efficace — è percepito come alto; per questo motivo è stata votata in questi giorni una risoluzione che contiene svariate raccomandazioni rivolte sia ai maggiori social network che agli stati membri dell'Unione, affinché le elezioni europee dell'anno prossimo si possano svolgere al termine di una campagna elettorale il più possibile sana e libera da interferenze provenienti dall'esterno.

Nella risoluzione — firmata dal presidente della commissione Libertà, giustizia e affari interni Claude Moraes — il Parlamento considera in effetti quello delle interferenze nelle campagne elettorali "un rischio concreto e grave per la democrazia, per contrastare il quale sono rischiesti sforzi congiunti tra i fornitori di servizi, i legislatori e i partiti politici". Per questo motivo le raccomandazioni sono rivolte a ciascuno dei soggetti citati.

Gli stati membri ad esempio sono incoraggiati a trattare le campagne politiche online alla stregua di quelle convenzionali, ovvero facendo rispettare regole come il silenzio elettorale, limitando la spesa destinata agli annunci, e soprattutto obbligando i finanziatori dei partiti a rendere pubblica la propria attività di promozione: per chi sta ricevendo una comunicazione elettorale deve insomma essere sempre chiaro non solo che il messaggio è di natura propagandistica, ma anche chi sta spendendo denaro per diffonderlo. Anche Facebook e gli altri social network, dal canto loro, sono chiamati alla trasparenza completa nei confronti di questa insidiosa tipologia di campagna pubblicitaria, rendendo chiaro ai propri utenti come e perché stanno ricevendo una comunicazione pubblicitaria da parte di un determinato partito politico.

La pratica di costruire profili personali sulla base dei mi piace e di altre informazioni per inviare messaggi più efficaci dovrebbe poi essere del tutto impedita, e i social network dovrebbero denunciare alle autorità competenti questo tipo di comportamento da parte dei loro inserzionisti. Non solo: le piattaforme per prime dovrebbero mettere a disposizione personale specializzato che possa spiegare ai partiti le regole relative alle sponsorizzazioni delle campagne elettorali, di modo che non ci sia spazio per alcun tipo di ambiguità al riguardo.

L'azienda di Mark Zuckerberg è citata direttamente svariate volte, in una risoluzione che rappresenta solo l'ultimo atto di una relazione tra Facebook e l'Unione che a partire dallo scandalo Cambridge Analytica si è fatta via via più tesa. A maggio in effetti il numero uno Zuckerberg si era già presentato davanti al Parlamento Europeo per testimoniare sulla vicenda, ma in quella sede evitò di rispondere ad alcune delle domande più importanti postegli dai membri della commissione. Da allora è chiaro come la piattaforma, anche al netto dei cambiamenti operati al suo interno in direzione di una maggiore trasparenza, sia diventata un soggetto da tenere sotto controllo, per evitare che si faccia ancora veicolo di messaggi di propaganda la cui origine non può essere organicamente tracciata.