Opinioni
19 Dicembre 2014
14:39

Marissa Mayer, così la giovane CEO ha affondato Yahoo

Negli ultimi vent’anni Yahoo è cresciuto, ha innovato e si è imposto sul mondo. Poi, inevitabilmente, è crollato. Un fallimento che molti attribuiscono a Marissa Mayer, CEO dal 2012, la quale ha contribuito con scelte spesso discutibili e che non hanno risollevato la situazione disastrosa dell’azienda.
A cura di Marco Paretti

Giovane, intraprendente ed energica. È Marissa Mayer, CEO di Yahoo dal 2012, la donna che avrebbe dovuto riportare il servizio al suo vecchio splendore. E che, invece, l'ha affondato. Sono passati poco più di 24 mesi da quando la Mayer ha preso il timone dell'azienda, due anni di cambiamenti, eliminazione di alcuni prodotti e rivisitazione di altri. In due anni Yahoo ha acquisito 41 start-up, tra cui il promettente Tumblr. Eppure, a luglio, la stessa Mayer ha annunciato il trimestre peggiore dell'ultimo decennio. Yahoo non innova più, non ha servizi all'avanguardia e, di fatto, non ha più senso di esistere in quanto entità a sé stante. In breve, Yahoo non vale più nemmeno un dollaro. L'unica via d'uscita è farsi acquisire da una delle aziende big del settore: Facebook, Apple, Google o Amazon. Un'operazione tutt'altro che impossibile.

Basta fare un paio di calcoli per capire che non solo Yahoo non ha più appigli per continuare ad operare, ma non ha nemmeno un vero e proprio valore nel mercato. Le ultime valutazioni sull'azienda la stimavano intorno ai 33 miliardi di dollari, una somma che però è in gran parte dovuta alle azioni di Alibaba possedute da Yahoo. Eliminando il valore di mercato di Alibaba – mantenendo quindi solamente il core business di Yahoo con prodotti e siti – resta una valutazione negativa di 4 miliardi di dollari. Un'azienda esterna potrebbe comprare tutto per poi rivendere la parte di Alibaba e ottenere tutto il business di Yahoo gratis. Un'eventualità che distruggerebbe Yahoo e metterebbe da parte la Mayer, ma porterebbe grandi benefici agli azionisti dell'azienda.

Facciamo un passo indietro. Yahoo ha sostanzialmente inventato il business degli annunci online. A parte i siti di e-commerce, l'unico modo per guadagnare sul web è attraverso gli annunci pubblicitari, un elemento che si è affacciato per la prima volta su internet nel 1994 grazie a Jerry Yang and David Filo, due studenti dell'università di Stanford che volevano creare un modo per facilitare la navigazione degli utenti del web. Iniziando da 100 tra i loro link preferiti hanno creato un pagina chiamata Jerry and David’s Guide to the World Wide Web, una sorta di guida alla navigazione che negli anni si è ampliata dividendosi in 19 categorie e richiamando circa un milione di clic ogni giorno. Nel 1995 Yahoo ha cominciato a vendere ufficialmente spazi pubblicitari, per un valore di mercato di circa 20 milioni di dollari. Nel 1997 le rendite superavano i 70 milioni di dollari. Nel 1998 avevano sforato la soglia dei 200 milioni di dollari.

Negli anni successivi l'azienda si è ampliata offrendo una moltitudine di servizi: chat, client di posta elettronica, sport, giochi, calendari, file sharing, shopping, etc. Yahoo doveva essere un sito tuttofare per tutti gli utenti del web. Raggiunto il picco più alto Yahoo aveva un valore di 128 miliardi di dollari. Una crescita incredibile che ha offuscato la vista dell'azienda. Yahoo ha sempre offerto tante cose, ma in maniera frammentaria. Così, mentre l'azienda metteva a disposizione tanti prodotti, piccole start-up nascevano e davano vita a servizi singoli ma notevolmente più sviluppati. In questo modo eBay ha soppiantato le aste, Google ha eclissato il motore di ricerca e Craigslist si è imposta nel settore degli annunci. Da quel momento in poi per Yahoo è stata un'unica, infinita caduta libera.

Le rendite si sono fermate di colpo, l'azienda ha cambiato quattro CEO in cinque anni e intorno alla metà del 2012 Yahoo aveva raggiunto un valore di "soli" 20 miliardi di dollari. Poi è arrivata Marissa Mayer. Una grande esperienza in Google, una donna già multi-milionaria e pronta ad affrontare una sfida così grande. Il primo passo è stato sistemare le questioni interne: rendere più accogliente il luogo di lavoro con pranzi gratis, smartphone e uffici più decorosi. Poi è arrivato il momento delle scelte difficili. Il 40% di Alibaba, il "Google asiatico", un investimento audace, secondo molti quasi folle. Eppure, in un primo momento, ha funzionato; Alibaba è esploso e, ad un certo punto, per avere una fetta del suo successo bisognava passare da Yahoo. Bisognava investire nell'azienda della Mayer.

Da qui sono partite le sperimentazioni, i nuovi prodotti e le novità dell'azienda. Trentasette prototipi di homepage diversi in soli due mesi, infinite assunzioni di giornalisti e personaggi televisivi per dare il via a nuovi contenuti editoriali e richieste assurde. Come quando ha commissionato a sei vice presidenti un motore di ricerca completamente nuovo nel giro di un anno. "Ditemi se potete farlo" gli ha intimato "O troverò altre persone che possano farlo". La Mayer si è sempre definita un nuovo Steve Jobs, eppure ha fallito nel più ovvio degli elementi che hanno reso Jobs una leggenda nel campo della tecnologia. Non ha mai inventato un "iPod". Ora non c'è più tempo per innovare, non c'è più spazio per Yahoo. Così come non c'è più un posto per la Mayer, che probabilmente verrà tagliata fuori nei prossimi mesi. Yahoo è cresciuto, ha innovato e si è imposto sul mondo per anni. Poi, inevitabilmente, è caduto. Come accade a tutte le aziende, peraltro, ma nel mondo della tecnologia le cose si muovono più in fretta. Bisogna stare al passo o cederlo. E Yahoo, ormai, non ha più scelta.

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