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Dietro all'approccio cauto di Facebook nei confronti del Presidente USA Donald Trump potrebbe esserci un accordo stretto tra il social e il politico? Se l'è iniziato a chiedere qualcuno in seguito a decisioni che secondo molti sono state prese per evitare che Facebook diventi il prossimo bersaglio di Trump proprio in un momento delicato per la storia dei prodotti di Zuckerberg, che in questi mesi si stanno unificando sotto un'unica infrastruttura. Le voci si sono fatte talmente insistenti che ora è dovuto intervenire direttamente il fondatore negando l'esistenza di un accorto tra la sua azienda e il Presidente.

"Ho sentito questa speculazione e voglio essere chiaro: non esiste un accordo di nessun tipo" ha spiegato Zuckerberg alla testata Axios. "L'intera idea di un accordo è ridicola". La dichiarazione arriva dopo mesi di indiscrezioni riguardanti la relazione tra Zuckerberg e Trump, rimasta pressoché sempre su toni positivi in un momento storico in cui la maggior parte degli altri social hanno deciso di prendere provvedimenti contro i post del politico, a differenza di Facebook. Lo scorso anno i due hanno anche avuto una cena privata alla Casa Bianca, ad appena un settimana dal discorso del CEO in cui aveva annunciato di non voler verificare gli annunci politici sulla piattaforma.

Proprio questa regola ha consentito a Trump di pubblicare video manipolati e fake news sugli avversari politici all'interno del portale senza che Facebook prendesse provvedimenti. Il social non ha nemmeno rimosso il famoso post che ha avviato le proteste sulla maggior parte degli altri social – a partire da Twitter – dove Trump scriveva: “when the looting starts, the shooting starts”. Prese di posizione mal viste dai dipendenti ma evidentemente apprezzate dal Presidente: nei suoi scontri con i colossi tech, Facebook è sempre stato risparmiato. Secondo un'indagine del Times, anche le investigazioni antitrust che stanno colpendo tutti i social stanno trattando Facebook in maniera molto più leggera rispetto alle altre aziende.

Un elemento che secondo Roger McNamee, ex investitore di Facebook e ora critico dell'operato dell'azienda, dipende da un accorto "implicito e non esplicito" tra le due figure. In risposta, Facebook ha sottolineato tutti i punti sui quali il social non concorda con Trump, come le tematiche sull'immigrazione e sul cambiamento climatico. "Ho accettato l'invito a cena perché ero in città ed è il Presidente degli Stati Uniti" ha spigato Zuckerberg a proposito della cena segreta. "Per quello che conta, ho avuto diverse cene e incontri con il Presidente Obama, sia nella Casa Bianca che fuori". Ma che gli interessi di Zuckerberg e Trump siano allineati è ormai palese: da un lato il CEO vuole evitare accuse e indagini antitrust e dall'altro Trump ha bisogno della piattaforma per continuare a diffondere elementi manipolati in vista delle elezioni di novembre.