Chiamateli Social, smartphone, PC, storie su Instagram, commenti, Like. Ma non chiamatelo secondo schermo, perché ormai non è secondo a nessuno. Nemmeno alla televisione. Nemmeno quando sullo schermo da decenni al centro delle nostre case appare il Teatro Ariston. Nemmeno quando risuonano le prime note della sigla del Festival di Sanremo. Nemmeno quando dirige l'orchestra il Maestro Beppe Vessicchio, anche lui trasformato in un hashtag del mare social che ormai ha travolto la visione di uno degli eventi più grandi della televisione italiana. Che ora si segue online, nei gruppi e sui social, dove un pubblico enorme e soprattutto trasversale ha commentato ad ogni ora del giorno un evento mediatico che mai come quest'anno è stato così social.

Merito anche e soprattutto dell'evoluzione degli strumenti a disposizione degli utenti, ora sempre più inglobati nella condivisione dal vivo grazie a canali comunicativi come le storie di Instagram, che in Italia hanno avuto un enorme successo nel corso dell'ultimo anno. Così il Festival – o meglio, il backstage del festival – è diventato completamente social. Noemi al trucco, Arisa con l'apparecchio, la Hunziker che fa i cori da stadio con Favino. Le storie ci hanno raccontato ogni momento, dal make up al dietro le quinte dell'Ariston. Abbattendo le tante barriere che per decenni hanno accompagnato il Festival e arrivando senza filtri dove fino ad oggi solo le telecamere RAI potevano arrivare.

È un cambiamento epocale che di fatto aggira completamente l'aspetto televisivo: tra storie, gif, commenti, foto e video, oggi si potrebbe quasi guardare il Festival solo sui social, dove l'insieme dei contenuti degli utenti non solo genera un enorme pubblico estremamente partecipativo, ma dimostra che ormai agli utenti di tutte le età la classica fruizione televisiva non basta più e l'esperienza digital è diventata impossibile da ignorare. Lo dimostrano esperimenti social come i gruppi Facebook di commento, uno dei quali aperto proprio da Fanpage.it e nel quale migliaia di utenti hanno partecipato attivamente commentando e proponendo idee e opinioni sul festival. Un elemento che ha sottolineato un  altro fattore importantissimo: la maggior parte degli utenti che hanno preso parte a questi gruppi non sono giovanissimi utilizzatori di social, ma utenti sopra i 45 anni che ormai hanno individuato nei social un nuovo strumento per arricchire l'esperienza della competizione canora. Un dato fondamentale sia per l'organizzazione del festival sia per le aziende, che non possono più ignorare questa gigantesca landa digitale.

Una terra fiorente non solo nei gruppi, ma anche sulle pagine: sia quelle dei singoli artisti che quelle dei creativi che vogliono cavalcare l'onda mediatica del Festival. Come i TheJackal, che per il terzo anno di fila sono riusciti a "salire" sul palco di Sanremo senza spostarsi da Napoli. Lo hanno fatto con il tormentone "Gnigni", una frase ripetuta più volte sul palco dell'Ariston nata da una serie di filmati pubblicati sulla pagina Facebook del gruppo partenopeo e che in poco tempo è diventata un fenomeno virale. Le milioni di interazioni ricevute sulle pagine dei TheJackal, che parallelamente alle puntate commentavano ironicamente la competizione, durante i 5 giorni di diretta del festival rappresentano la conferma che la classica fruizione televisiva è ormai un elemento che al Festival e al suo pubblico va stretto.

Poi c'è, ovviamente, Twitter, che nel commento in diretta di eventi di questo tipo trova tutta la sua ragione di esistere. Qui l'età, con le dovute eccezioni, si abbassa prendendo anche in considerazione l'utenza più giovane, quella che spesso cavalca hashtag poi rilanciati da media e influencer. È qui che lo scorso anno era nato l'hashtag #Uscitevessicchio ed è sempre su Twitter che quest'anno è stato un proliferare di hashtag, tra cui #IoStoConMetaMoro per protestare contro la decisione di sospendere temporaneamente i due cantanti che poi hanno vinto il Festival. Si parla di oltre mezzo milione di cinguettii per puntata, ai quali si aggiungono l'enorme mole di contenuti pubblicati sull'altro social "giovane": Instagram. Qui hanno vinto le storie, sia quelle dei protagonisti del Festival che quelle degli spettatori. Una corazzata digitale la cui forza è stata ben sottolineata la prima serata, quando Michelle Hunziker ha sottolineato la potenza di fuoco dei social Rai e del Festival chiedendo ad una signora seduta tra il pubblico quale fosse il suo nick su Instagram. Il risultato? Da pochi follower a 17.000 in pochi minuti.

Un fenomeno la cui crescita pare inarrestabile, come dimostrano anche i numeri. Nelle prime tre puntate del Festival si sono registrate 13 milioni di interazioni, con una crescita rispetto all'edizione 2017 del 7 percento. A guidare questo dato è Twitter, che ha registrato un aumento del 100 percento di interazioni su ogni singola serata. Un dato che accompagna anche la crescita degli ascolti, mai così alti dal 1999. La domanda ora viene spontanea: l'aumento degli spettatori televisivi è dovuto alla volontà degli utenti di commentare sui social o viceversa? L'elemento digital è diventato così importante da traghettare anche gli spettatori prima più reticenti verso un Festival che non nasconde le sue radici tradizionali? E ancora, se oggi Sanremo è un fenomeno televisivo trasmesso in Eurovisione, lo vedremo mai abbracciare la sua vocazione social trasformandosi in un evento mediatico trasmesso sui social network come lo è stato il concerto di Manchester? Perché Sanremo non è più un "semplice" festival: oggi è un fenomeno senza barriere che esplode su ogni dispositivo in nostro possesso. Chiamatelo social, ma non chiamatelo secondo schermo.