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L'Italia non è certo la terra promessa per le startup e questo è un fatto assodato; assistiamo immobili alla ormai celebre "fuga di cervelli", attratti da capitali  e impianti legislativi e burocratici che all'estero in genere funzionano oggettivamente meglio. A volte però le idee innovative riescono a nascere e svilupparsi anche da noi, perchè non necessitano di grossi capitali oppure perchè incontrano imprenditori coraggiosi e lungimiranti; in entrambi i casi però, si trovano dinnanzi all'ostacolo più alto di tutti, quello contro il quale anche i cavalli più allenati finiscono per rompersi le gambe: la stampa. Il nostro giornale, per onor di cronaca, ha dato fin dal principio ampio spazio alle giovani startup, ai progetti innovativi in cerca della meritata pubblicità, cercando nelle manifestazioni come Working Capital o Wind Business Factor, nei contest, nei dibattiti, premiando e privilegiando soprattutto il made in Italy. Troppo spesso però si tende a guardare oltre oceano per cercare la novità, l'innovazione, snobbando il nostro mercato come se fosse incapace di generare buone idee; complice forse un retaggio culturale di cinquant'anni fa, il prodotto tira solo se è targato "made in USA". Succede così che la stessa idea venga quasi ignorata se nasce a Napoli, nel cuore di quella Campania che l'ultimo rapporto Istat ha piazzato agli ultimi posti in ogni settore tecnologico, ma portata agli onori della cronaca se proviene dall'America, dalla terra di Google e Facebook. In questo caso non si tratta di diverse strategie di marketing, campagne di comunicazione o investimenti maggiori, ma dalla pura e semplice miopia dei media italiani, che pendono dai seni americani per ricevere ogni informazione, incapaci di guardarsi intorno ed alimentarsi autonomamente. La dimostrazione di ciò la dà l'unico vero giudice, la rete, abituata da sempre a dare spazio e sostegno solo al merito, al netto della provenienza geografica o di qualsiasi altra credenziale.

PINGRAM – Gennaro Varriale è un giovane programmatore napoletano che ha avuto un'idea molto interessante; utilizzare l'interfaccia grafica di Pinterest, il social network inspirazionale, per le foto caricate su Instagram, la celebre app di photo-sharing. Il progetto prende il nome di Pingram; non è certo l'idea della sua vita, la sua mission, ma Varriale continua a lavorare con passione alla piattaforma nel tempo libero ottenendo i primi feedback positivi tra gli utenti. Dopo pochi giorni l'app ha un vero e proprio boom in rete, sia sui social network come Twitter che nei blog e anche Mashable, la prestigiosa testata informatica, si interessa al progetto. Varriale viene perfino invitato a Seattle e a Palo Alto per parlare di Pingram e si gode il suo breve momento di notorietà. In Italia l'unica testata ad occuparsene è stata la Stampa.it (uno dei pochi giornali non specializzati ad avere una valida redazione che si occupa di tecnologia) ma il giovane programmatore non sembra crucciarsene; l'app è in lenta ma progressiva crescita e tutto sommato qualche soddisfazione l'ha data. La mancata copertura da parte dei media nostrani è sicuramente un'occasione sprecata per far conoscere al grande pubblico un'idea originale e di respiro internazionale ma totalmente concepita a casa nostra. Contemporaneamente però, uno dei primi utenti di Pingram decide di utilizzare l'idea per realizzare un'app propria, Pintagram. Nel web è una pratica comune quella di utilizzare l'idea altrui migliorandola ed implementandola (basti pensare a Facebook e Google+), l'importante è che all'inventore originario venga riconosciuta la paternità dell'idea, anche se nel caso di Pintagram la mancanza di sostanziali differenze con il progetto originale ha più il sapore di una semplice copia. Varriale se ne fa una ragione, la rete funziona così, ma il fastidio comincia a crescere quando la versione americana inizia ad ottenere visibilità prima sui media internazionali, poi su quelli italiani. Presentato come idea originale, progetto innovativo, Pintagram riceve la pubblicità e la notorietà che a Pingram sono stati negati; l'unica differenza tra i due, oltre a quella cronologica, è la diversa origine geografica. Pingram è nato a Napoli, Pintagram negli USA. Varriale a questo punto non ce la fa più e sfoga la sua frustrazione su un post pubblicato sul suo sito, in cui racconta la vera versione dei fatti e denuncia il mancato riconoscimento della sua creazione.

Alessio Viscardi lo ha raggiunto con le telecamere di Fanpage per farsi raccontare la sua storia.