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I modelli di business rappresentano il vero cuore di ogni startup o azienda che si rispetti, a prescindere dall'idea rivoluzionaria o meno che si nasconde dietro al progetto. Molte delle realtà informatiche che siamo abituati a conoscere, pur godendo di un successo mondiale superiore alle aspettative non sempre sono in grado di monetizzare tale popolarità, rimanendo solo potenzialmente delle galline dalle uova d'oro. Due esempi emblematici di questo problema sono senza dubbio Twitter e Pinterest, due piattaforme usate da milioni di utenti in tutto il mondo ma che non producono i guadagni che ci si aspetterebbe da aziende di questa portata.

Per quello che riguarda Twitter, per anni la piattaforma dell'uccellino ha sofferto per l'etichetta di "peggior business model della rete". Nonostante sia arrivato ad avere quasi mezzo miliardo di utenti, la metà di quelli di Facebook, i suoi introiti sono meno di un decimo di quelli macinati da Menlo Park. Solo recentemente, a causa della rottura con Instagram e Google, la piattaforma ha mutato la propria direzione orientandosi verso una politica produttiva autarchica e strutturando in maniera più efficace il proprio sistema di advertising.

Sembra che la piattaforma di microblogging intenda ora entrare con due piedi nel mondo del commercio digitale lanciando il suo servizio di acquisti online tramite tweet in collaborazione con American Express. Una volta registrati (qui il link) sarà possibile comprare uno dei prodotti disponibili utilizzando l'hashtag relativo, deciso dal venditore. La lista dei prodotti disponibili sarà resa nota domani ma sono noti già alcuni beni che saranno acquistabili come il Kindle Fire, la Xboz o la Sony Action Camera, tutti a prezzi scontati per il lancio del servizio.

Anche Pinterest ha deciso importanti novità sulla sua piattaforma. La startup in poco meno di due anni ha raggiunto un valore di 2,5 miliardi di dollari eppure, a detta del suo CEO Ben Silbermann, produce dei guadagni enormemente inferiori a quelli che si attendono da un servizio utilizzato da oltre 50 milioni di persone nel mondo. In effetti fino ad ora il social network inspirazionale non ha avuto un carattere economico o commerciale, nonostante il referral traffic generato, superiore addirittura a quello di giganti blasonati come Google e Yahoo!.

Ora è arrivato il momento appunto di monetizzare questa popolarità con l'arrivo delle Pinterest suggestions, del tutto simili alle storie sponsorizzate di Facebook, pubblicità vere e proprie integrate tra le immagini delle board che suggeriranno i prodotti dei diversi brand. Una scelta che forse non sarà di gradimento per gli utenti della prima ora ma che rappresenta una svolta pressoché obbligata per le piattaforme che raggiungono un tale livello di successo.

Come disse una volta il grande scienziato Albert Einstein: "Talvolta uno paga di più le cose che ha avuto gratis".