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Opinioni
14 Marzo 2014
13:31

Pirateria online, il maxi sequestro dei 46 siti di streaming e torrent è stato inutile

La stragrande maggioranza dei 46 siti pirata sottoposti a sequestro dalla Guardia di Finanza è di nuovo raggiungibile. Le motivazioni sono sostanzialmente di natura tecnica e mettono in risalto l’impossibilità di svolgere questo genere di operazioni con le metodologie attualmente in uso in Italia.
A cura di Dario Caliendo
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Si rivela un flop il più grande sequestro contro la pirateria online mai effettuato in Italia. I quarantasei siti colpiti dall'operazione svolta su ordine del Giudice per le indagini preliminari di Roma e su richiesta della procura della Capitale, risultano per la maggior parte di nuovo accessibili. Le motivazioni sono sostanzialmente di natura tecnica e mettono in risalto l'impossibilità di svolgere questo genere di operazioni con le metodologie attualmente in uso nel Bel Paese.

COSA E' SUCCESSO – Per spiegare in termini pratici la natura del problema, è necessario chiarire il processo tecnologico con il quale le Autorità bloccano l'accesso ai siti illegali. Partendo dal presupposto che il sequestro fisico dei siti pirata è sostanzialmente impossibile perchè generalmente i server ai quali si appoggiano queste piattaforme sono situati in paesi esterni all'Unione Europea (principalmente asiatici), tecnicamente le modalità di oscuramento dei domini in questione sono sostanzialmente due: la prima, molto efficace e difficilmente superabile, prevede il blocco totale dell'IP che contiene il sito incriminato, mentre una seconda prevede il blocco del dominio via DNS.

Il problema fondamentale del blocco dell'IP è la natura stessa delle attuali architetture di rete, che non vedono un indirizzo univocamente assegnato ad ogni sito, ma che sono strutturate in modo da poter contenere sotto un unico IP, diversi siti non necessariamente collegati tra loro. In sostanza, inizialmente realizzata mediante il blocco degli IP dei quarantasei siti che violavano il copyright, la maxi-operazione messa in atto dalla Guardia di Finanzia è stata da subito influenzata da un problema molto grave, che ha provocato l'impossibilità di accedere anche a centinaia di siti del tutto esterni alla faccenda.

E' palese che impedire agli utenti l'accesso a siti non soggetti ad alcun ordine di sequestro è una cosa gravissima: la Guardia di Finanza si è trovata quindi nella condizione di dover richiedere l'intervento dei vari Internet Provider italiani, che hanno modificato la metodologia di blocco, utilizzando questa volta i DNS, facilmente aggirabile con una semplice modifica delle impostazioni relative alla propria connessione: è un'operazione che va fatta una sola volta, molto conosciuta dalla tipologia di utenza che utilizza i siti pirata, ed utilizzata già da tempo sfruttando generalmente i Domain Name System forniti pubblicamente da Google (8.8.8.8 e 8.8.4.4).

Come se non bastasse inoltre, molti di quei quarantasei siti sottoposti al sequestro hanno repentinamente modificato l'estensione del proprio dominio (Cineblog01, ad esempio, ha già dato vita al clone del proprio sito, spostandosi dal dominio .net al dominio .tv), raggirando il provvedimento.

LE ALTERNATIVE – Insomma, continuando ad utilizzare queste strategie di sequestro appare palese che non si potrà mai concludere nulla: quello di bloccare siti innocenti è un rischio assolutamente da non correre, ed ormai anche gli utenti meno esperti sono a conoscenza dei "trucchetti" da utilizzare per bypassare i blocchi via DNS.  Nella maggioranza dei casi inoltre, non può venire contestato il reato di ricettazione che, nell'ultimo anno, ha rappresentato il cuore di alcuni provvedimenti di sequestro preventivo attinente al copyright.

Lo scopo di lucro quindi, nella stragrande maggioranza dei casi si concretizza esclusivamente tramite l’inserimento di banner pubblicitari ed è proprio qui che bisognerebbe agire, non colpendo direttamente i siti incriminati ma le loro fonti di finanziamento, che si ritroverebbero costrette a non accettare l'inserimento dei propri banner pubblicitari in siti i cui contenuti sono palesemente contro la legge.

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