Tra i 100 milioni di utenti che giocano a Call of Duty Warzone ci sono anche tanti "cheater". Con questo termine ci si riferisce a giocatori e giocatrici che barano, spesso tramite l'uso di software esterni, rovinando le partite di chi invece desidera mettersi alla prova genuinamente, secondo le regole del gioco. È quanto vissuto nelle scorse ore da Giorgio "Pow3r" Calandrelli, celebre streamer e pro-player presso Fnatic, nota società esport con sede a Londra.

Entrando più nello specifico, lo scorso 10 maggio Pow3r ha pubblicato un lungo video sul proprio canale YouTube, tratto da una sua live in streaming durante una partita in "Solo" in Call of Duty Warzone. In questa occasione lo streamer è stato subissato da assalti e uccisioni da parte di un gruppo di cheater, avvantaggiato dalla pratica dello "stream sniper". Attraverso questa attività si sfrutta il vantaggio di conoscere la posizione di chi gioca in streaming su Twitch, che in questo modo diventa facile preda di attacchi a sorpresa. Il ricorso allo stream sniper non riguarda solo le partite libere dei singoli utenti, ma anche i tornei. Si genera dunque una situazione frustrante, soprattutto per i e le pro-player che intendono dimostrare le loro qualità.

La vicenda di Pow3r ha però risvolti ancora più surreali. Nel video è possibile assistere al confronto in diretta tra lo streamer e i cheater. Secondo questi ultimi, Pow3r è colpevole di cheatare, cioè di barare nella modalità Solo di Call of Duty Warzone. Di conseguenza, fin quando lo streamer non dimostrerà – tramite una seconda webcam – di essere abile nel gioco senza alcun utilizzo di trucchi e cheat, il gruppo lo prenderà di mira. Un vero e proprio ricatto, che sfora nel controsenso, a cui Pow3R però non ha ceduto. Anzi, la vicenda lo ha spinto a creare su Twitter l'hashtag #FIXWARZONEita, con l'obiettivo di avere l'attenzione di Activision (publisher della serie di Call of Duty, tra cui Warzone) e risolvere la piaga dei cheater una volta per tutte.

Pow3r infatti non è l'unico streamer e pro-player ad essere stato danneggiato dalla pratica dello stream sniper. Lo scorso febbraio anche Ninja lamentava con una certa frustrazione lo stesso problema in Fortnite. Tuttavia, la casa di sviluppo Epic Games è poi intervenuta per disabilitare nel gioco tale funzione. Anche Activision si è adoperata in ciò, ma solo per quel che riguarda Call of Duty: Black Ops Cold War. Ci si aspetta dunque una risoluzione al problema anche per Call of Duty Warzone. Intanto l'hashtag #FIXWARZONEita lanciato da Pow3r ha raggiunto i 13,8 mila retweet, dimostrando la risposta immediata della community per il bene del videogioco competitivo.