Sapevamo che qualcosa stava bollendo in pentola, visto che nel maggio scorso il CEO di WhatsApp aveva annunciato le sue dimissioni per ragioni che si sospetta riguardassero il problema della crittografia e le conseguenti difficoltà a inserire pubblicità mirate agli utenti. Tuttavia qualche soluzione di compromesso deve essere stata trovata, visto che entro il primo trimestre del 2019 gli spazi pubblicitari all'interno dell'app di messaggistica arriveranno eccome, ma le chat non verranno coinvolte, mentre invece compariranno nelle storie, come vengono chiamati su WhatsApp, Stati. La crittografia infatti, oltre a garantire la riservatezza degli scambi in chat, è anche un ostacolo alla personalizzazione degli spazi pubblicitari, con spot ottimizzati agli interessi dei singoli utenti.

La nuova frontiera dell'instant messaging

L’iniziativa che si vociferava dall’estate scorsa è stata finalmente rivelata dal country director di Facebook Italia Luca Colombo. Lo ha annunciato durante l’Ey Digital Summit tenutosi a Capri. La parola d’ordine di questa apertura agli inserzionisti è “instant messaging”, termine che definisce genericamente le tecnologie di comnicazione in tempo reale, ovvero la nuova vacca da mungere del mercato pubblicitario.

L'instant messaging è la nuova frontiera per fare business […] Facebook conta 2,2 miliardi di utenti al mese e 300 milioni di storie al giorno, Instagram rispettivamente 1 miliardo e 400 milioni e WhatsApp 1,5 miliardi e 450 milioni.

La crittografia sarà sempre un ostacolo?

Lo stesso Colombo rassicura che l’iniziativa sarà circoscritta alle stories e verranno evitati tassativamente “fenomeni di spamming o di intrusione”. D’altro canto sono in studio altri metodi “consensuali” di intrusione delle aziende, favorendo una maggiore interazione tra aziende e clienti. Del resto la crittografia nelle chat rappresenta anche un problema, soprattutto tenendo conto delle attività illecite e del dilagare delle fake news proprio attraverso l’instant messaging. Così è legittimo pensare che siamo solo all’inizio di una operazione volta ad aprire sempre più le porte delle pubblicità anche alle chat.