Opinioni
23 Luglio 2018
15:36

Recensione Google WiFi: un’ottima rete estesa mesh, con i soliti (e fastidiosi) problemi

Il sistema pensato da Google per estendere la propria rete WiFi tramite la tecnologia mesh è senza dubbio il più semplice da configurare e utilizzare. Grazie ad un servizio basato sul cloud permette di gestire anche a distanza le reti WiFi, ma ha un grande problema: è troppo semplice ed automatizzato. Ma l’automatizzazione non porta sempre solo benefici.
A cura di Dario Caliendo

Le reti WiFi hanno sostanzialmente un pro e un contro. Il "pro" è che sono estremamente comode, permettono la connessione alla rete senza alcun cavo e supportano diversi dispositivi contemporaneamente. Il "contro" è che la qualità delle attuali connessioni è pessima: la stragrande maggioranza delle reti WiFi domestiche non è full-duplex, soffrono costantemente di interferenze e il raggio d'azione è sicuramente insufficiente, anche in case non troppo grandi.

Ed è proprio per questo "contro" che aziende come Netgear (con i suoi Orbi) e come Eero, hanno lanciato ormai tempo fa una serie di prodotti pensati per aumentare la portata delle reti WiFi con una tecnologia chiamata "Mesh", ben diversa dal normale extender di rete. Così come queste due aziende, anche Google ha presentato (ormai più di un anno fa negli Stati Uniti, ma solo ora in Italia) la sua interpretazione di rete mesh, e lo ha fatto con il Google WiFi: un dispositivo che si connette al router del proprio provider internet e crea una sottorete WiFi, composta da uno o più ripetitori connessi – appunto – con la tecnologia Mesh.

Ma ne vale la pena? Perché, parliamoci chiaro, soprattutto considerando la spesa di certo non indifferente (139 euro per la confezione singola e 359 euro per la confezione con 3 dispositivi) questa tipologia di dispositivi, risolve realmente parte dei problemi delle connessione WiFi? Si e no, ma si tratta di un discorso piuttosto tecnico, e cercherò di essere il più ermetico possibile.

In ogni caso, non c'è niente da fare: il design del Google Wifi è spettacolare. Ogni unità è sostanzialmente un piccolo cilindro con un led luminoso e tre porte ben nascoste nella parte inferiore: sono queste le porte con le quali si potrà connettere il Google WiFi al router del provider internet, rigorosamente via ethernet, all'alimentazione USB-C e a un secondo client ethernet in cascata.

La procedura di prima installazione e la configurazione della rete mesh è sublime ed è fattibile da qualsiasi persona, anche dai meno esperti: è tutto automatizzato e guidato dall'app Google WiFi disponibile per Android e iOS che, inoltre, aiuterà l'utente anche nell'aggiunta di ulteriori dispositivi per estendere la rete. Insomma: in cinque minuti io ho creato una rete mesh con tre dispositivi Google WiFi.

E così proprio come la tecnologia WiFi, anche il sistema pensato da Google inizia ad avere un pro e un contro. Il "pro" è che, appunto, è semplicissimo da utilizzare. Il "contro" è che è troppo semplice, nel senso, estremamente semplice ed automatizzato. Il che potrebbe essere un bene, ma porta alla nascita di una serie di problemi da non sottovalutare assolutamente.

Uno su tutti: la totale impossibilità di dividere i network in base alla banda. E se per molti di voi potrebbe essere una sciocchezza, in realtà si tratta di una limitazione importantissima, che per la mia tipologia di configurazione e utilizzo ha reso Google WiFi assolutamente non adatto alle mie esigenze. Ma si tratta di un problema che diventa grave solo se si ha la fortuna di avere connessioni a banda ultralarga: con connessioni al di sotto degli 80 90 mega, non noterete alcuna diminuzione di prestazioni, ma già con una 200 mega le cose iniziano a farsi problematiche.

Perché? Semplice: la banda della rete mesh viene scelta automaticamente da Google e, generalmente, va sulla 2.4 gHz. Ok, è una frequenza molto più potente in termini di raggio d'azione, ma in quanto a prestazioni di rete non ci siamo proprio. E vi farò capire semplicemente questo problema, proprio portandovi come esempio la mia esperienza.

Connettendomi al nodo principale della mia rete mesh realizzata con Google WiFi, non ho trovato alcun calo di prestazione, anzi: ping basso, Jitter di 0 e velocità di download di circa 190 mbps. Insomma è perfetto, direte voi. E invece no: perché connettendomi ad uno dei nodi della mia rete, cioè non al Google WiFi direttamente connesso al modem del mio gestore telefonico, le prestazioni si dimezzano: e badate bene, i ripetitori sono stati posizionati nella camera accanto o nel piano inferiore, ma precisamente in verticale. In questo caso, le prestazioni della mia rete mesh sono calate parecchio: ping di 13 ms e velocità di download che a stento arrivava a 70/80 mega.

Il problema? A mio parere la banda. Perché quello che ho potuto verificare con la mia esperienza è un calo di prestazioni tipico, che rappresenta proprio la differenza in banda tra le reti WiFi da 2.4 gHz e le reti WiFi da 5 gHz. E, purtroppo, nella fantastica e semplicissima applicazione con la quale è possibile gestire le reti Google WiFi anche in remoto (tramite il cloud), non c'è la possibilità di "forzare" l'utilizzo di una banda rispetto ad un'altra: insomma decide Google e se Google decide che si deve usare la 2.4 gHz, non ci sono santi in paradiso che possano fare il miracolo.

Come ho risolto il problema? Con un Power Plug gigabit di Netgear, che ho utilizzato per connettere i vari nodi tramite ethernet e la rete elettrica, in modo da evitare perdite di banda con il WiFi: in questo modo, la connessione a tutti i nodi d'accesso è diventata fulminea, proprio come se fossi connesso al Google WiFi principale. Ma, ragazzi, il più semplice di questi power plug gigabit costa circa 50 euro, da sommare al prezzo del Google WiFi. Insomma, fate due conti.

È chiaro che si tratta di un problema che si riscontra quando l'abitazione è grande e magari a più piani, quindi non in tutti i casi. Ma è altresì chiaro che probabilmente solo chi ha un'abitazione grande, ha la necessità di creare una rete estesa mesh. Non credete?

In ogni caso Google WiFi non è solo lati negativi. La sua fantastica applicazione è "un'arma a doppio taglio" perché è vero che la sua estrema semplicità rende la vita difficile ai più "smanettoni", ma la rende allo stesso tempo estremamente semplice a chi, fondamentalmente, di tutte queste particolarità tecniche non se ne frega proprio.

Con l'app è possibile controllare tutti i dispositivi connessi, dare priorità di banda a un particolare dispositivo, gestire la rete per gli ospiti e i dispositivi domotici smart. Inoltre, e questa è una caratteristica molto importante a mio parere, grazie alla funzione "famiglia" è possibile impostare delle restrizioni relative proprio alla connessione di rete: una cosa estremamente comoda soprattutto per chi ha bambini piccoli o teen-ager.

Insomma, vale la pena acquistare un Google WiFi? Dipende. E dipende solo da voi. Se siete di quegli utenti che non vogliono stare ad impazzire tra configurazioni, strani nomi e strani termini tecnici, allora Google WiFi è assolutamente il dispositivo che fa per voi: è semplicissimo da utilizzare, veloce nella configurazione e dispone di un'app di controllo praticamente perfetta.

Se però avete particolari esigenze tecniche, se siete degli smanettoni e se volete avere il controllo di ogni minima opzione allora no: non acquistate Google WiFi, perché non solo utilizza la tecnologia AC1200 (invece che le più veloci AC3000 o AC2200 dei Netgear Orbi e i Linksys Velop) ma non vi da neppure la possibilità di scegliere la banda con cui creare la rete mesh e, più importante, con cui collegare tutti i client alla rete WiFi.

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