Inizialmente non ci si fa caso, o almeno non consapevolmente. Gravità lì, appena fuori dal campo visivo, come quando sai che c'è qualcosa che non va ma non ti accorgi subito della causa. Poi, dopo qualche minuto, le vedi: conchiglie. Sui seni, sui genitali. Conchiglie messe lì a coprire le "oscenità" delle statue greche ed egizie, che riportano immediatamente alla mente la censura del Concilio di Trento e della sua Controriforma. Solo che in questo caso siamo nell'antico Egitto, all'interno del Discovery Tour di Assassin's Creed: Origins, una modalità educativa pensata per sfruttare l'enorme mole di informazioni raccolte dal team di sviluppo del videogioco, qui convogliate in un tour virtuale che si spoglia degli elementi cinematografici e d'azione in favore di una narrazione della storia. Pudica.

Le basi sono notevoli: una volta avviata, è possibile aggirarsi per le città egizie del gioco – ovviamente realmente esistite o esistenti – e scoprire vari dettagli della storia di personaggi e luoghi, esplorando templi, piramidi e mercati. È un'idea vincente, perché fa fruttare l'enorme mole di ricerca che viene effettuata per sviluppare un videogioco sì d'azione, ma anche storico come questo. Il problema, se così vogliamo chiamarlo, è che qualcuno in Ubisoft deve aver pensato che le statue presenti nel gioco – dove non sono censurate in alcun modo – nella modalità educativa fossero troppo rivelatrici. Così le ha coperte con delle conchiglie.

Ora, l'intento è chiaro: il Discovery Tour è stato pensato per un ambito educativo, quindi per un teorico utilizzo nelle scuole. Gli sviluppatori devono aver pensato che mettere in bella vista seni e genitali ad un potenziale pubblico di bambini fosse eccessivo per un videogioco. Comprensibile, ma così facendo accendono una riflessione che ci porta (ancora) indietro nel tempo, quando nell'arte è esplosa davvero un'operazione di questo tipo. Siamo nel 1545, dopo il Concilio di Trento indetto per tentare una ricomposizione tra cattolici e protestanti. Fino a quel momento l'arte religiosa (e non) aveva avuto un'impostazione ben precisa: ogni opera aveva un significato, un messaggio o un sentimento e, nel caso della produzione religiosa, l'obiettivo era quello di narrare un episodio sacro ad un popolo in larga parte analfabeta. Uno strumento di divulgazione, quindi, che portava con sé un ulteriore senso di bellezza e armonia, spesso veicolato attraverso l'utilizzo di corpi nudi: il Cristianesimo è stata l’unica grande religione monoteistica a non bandire la rappresentazione artistica di figure umane.

Con le tensioni del XVI secolo, però, l'arte cambia. In questo il Concilio di Trento segna un cambiamento fondamentale per la rappresentazione religiosa passata e futura. Il rapporto dialettico che ha sempre legato il potete ecclesiastico e l’arte vira in favore di una radicale svolta dei tempi che ha spostato l'arte dal concetto di eleganza e bellezza rinascimentale in favore di un un nuovo clima di rigore morale. Questa nuova impostazione si è tramutata nella cosiddetta "sindrome della foglia di fico", cioè quella pratica con la quale le opere artistiche passate sono state censurate attraverso una ulteriore fase di pittura di, appunto, foglie di fico su seni e genitali. Una fase morale che ha colpito, per esempio, la Cappella Sistina, dove 38 figure sono state letteralmente rivestite da Daniele da Volterra, per questo rinominato "Braghettone". Le statue, invece, hanno subito censure di vario tipo: al Cristo Portacroce, per esempio, è stato aggiunto un drappo metallico.

Ma perché una foglia di fico? La spiegazione è ovviamente religiosa: nella Bibbia (Genesi, 3, 7) si legge che Adamo ed Eva, dopo aver mangiato il frutto proibito, "conobbero di essere nudi e intrecciarono delle foglie di fico e se ne fecero delle cinture". Ma la censura pudica dell'arte non riguarda solamente il passato. Nel 2016, in occasione della visita del presidente Iraniano Hassan Rouhani, i Musei Capitolini di Roma hanno coperto le statue nude. Oppure, ancora, i famosi casi di censura di Facebook: il social network di Mark Zuckerberg ha oscurato una foto di Vittorio Sgarbi ritratto accanto al famoso dipinto di Courbet, L’origine del mondo.

Sono passati anni, eppure la sindrome della foglia di fico c'è ancora e, anzi, è diventata una questione digitale. Ora, chiariamolo subito: il progetto del Discovery Tour di Assassin's Creed è un concetto davvero interessante e, se portato davvero nelle scuole, uno strumento potenzialmente fortissimo per far interessare al passato gli studenti sempre meno attenti alla storia. Però l'idea di censurare in questo modo le statue deve far riflettere: da un lato perché di fatto va ad applicare arbitrariamente una sorta di Controriforma digitale in un prodotto educativo e dall'altro perché non spiega la presenza di quelle conchiglie. Sarebbe a questo punto stato più interessante se il gioco avesse offerto la possibilità di attivare o disattivare le censure, affiancando magari questa opzione ad una spiegazione del momento storico in cui questi elementi sono stati davvero applicati all'arte. Altrimenti il rischio è quello di insegnare ai più giovani sì la storia, ma anche l'arte nella sua forma meno liberale.