Anticipate più di una volta nel corso dell'anno scorso, ormai sono ufficiali: le nuove emoji che vedranno la luce sugli smartphone, sui social network e sulle piattaforme di messaggistica di tutto il mondo sono state annunciate in queste ore dal consorzio Unicode, ovvero l'ente che si occupa di definire gli standard di comuncazione adottati tra i dispositivi elettronici per trasformare il codice binario in caratteri alfabetici o — nel caso in esame — in faccine. In totale sono 230, anche se in realtà il conteggio include varianti differenti delle stesse espressioni o rappresentazioni.

Nel dettaglio, le nuove faccine saranno 59. Il numero si alza a 75 se di alcune delle emoji comprese vengono conteggiate le varianti di genere, e a 230 prendendo in considerazione tutte le varianti possibili che includono anche le diverse tonalità della pelle. In effetti in quest'ultima tornata le nuove emoji che riguardano le persone sono numerose: come era stato anticipato nei mesi scorsi, un'intera serie di nuove emoji riguarderà coppie multiculturali e dai diversi orientamenti — una serie di combinazioni che da sola fa alzare il conteggio delle nuove faccine parecchie unità. Tra i caratteri già trapelati troviamo anche una serie relativa alle disabilità e ai relativi strumenti di ausilio, come braccio meccanico, cane guida, apparecchio acustico e sedia a rotelle, ma anche negli altri ambiti i pronostici si sono rivelati per lo più corretti: da waffle e cipolle in ambito alimentare a puzzole e bradipi in quello animale, passando per paracadute, banjo, faccina che sbadiglia e molto altro.

In effetti l'iter di approvazione delle nuove emoji — per quanto lungo e travagliato — non è certo segreto: è lo stesso consorzio Unicode a svelare i candidati all'inclusione durante le varie parti del processo. Ora però che il nuovo catalogo è definitivo, gli sviluppatori di dispositivi, sistemi operativi e app possono finalmente mettersi al lavoro per inserirlo all'interno dei propri prodotti: per alcuni sarà questione di pochi mesi, mentre per altri (come Google e Apple, che hanno nuove versioni dei propri sistemi operativi in arrivo soltanto nella seconda metà dell'anno) potrebbe volerci più tempo.