In tanti anni di WhatsApp, vi sarà sicuramente capitato di ricevere da un amico o un familiare un messaggio di segnalazione circa la presenza di un autovelox o di un posto di blocco. Una pratica quasi ingenua, che in molti forse praticano con troppa superficialità.

L'indagine scaturita dal ritrovamento casuale di un telefono cellulare di uno degli iscritti al gruppo WhatsApp denominato "Uomini immiezzu a via" (in dialetto siciliano, "uomini in mezzo alla strada") nel quale alcuni cittadini, quasi tutti di Canicattì (Agrigento), si sarebbero avvisati a vicenda, facendo veicolare le informazioni a terze persone della presenza autovelox e di uomini delle forze dell'ordine, ha aperto la strada verso un territorio piuttosto spigoloso e complesso circa la lecità della segnalazione degli autovelox tramite WhatsApp e, quindi, su qualsiasi altra piattaforma online e comunitaria.

Ma a questo punto la domanda sorge spontanea e chiunque abbia una certa esperienza con le applicazioni per dispositivi mobili sarà sicuramente a conoscenza che questa particolare pratica, cioè la segnalazione di autovelox, posti di blocco e presenza di forze di polizia, è da tempo già possibile su Waze, l’app di navigazione di Google: per quale motivo si indaga su questo gruppo di persone, se la segnalazione di autovelox e posti di blocco è possibile, come funzione nativa e partecipativa anche in altre applicazioni molto utilizzate?

Per non parlare di Coyote, un dispositivo progettato, prodotto e venduto proprio con lo scopo della segnalazione di autovelox fissi e mobili, nel quale è possibile segnalarne la presenza agli altri membri della community in maniera del tutto autonoma ed immediata.

Per riuscire a capire bene la situazione però, è necessaria una profonda analisi della questione. Un caso decisamente unico a sé, per il quale non esiste alcuna fattispecie precedente e che, ricordiamolo, è stato inserito nell'ambito del Diritto Penale, in cui è atto il divieto di analogia legis, ossia quel un procedimento d’integrazione dell’ordinamento, volto a sopperire alle lacune normative presenti, tramite la sussunzione nell’ambito di operatività della norma di un’ipotesi in essa non disciplinata.

L'accusa è il reato di interruzione di pubblico servizio

L'accusa fatta ai partecipanti del gruppo è relativa ad un ipotesi di violazione  dell'articolo 360 del Codice Penale, ossia l'interruzione di un servizio pubblico o di pubblica necessità, nel quale si legge: "Chiunque, fuori dei casi preveduti da particolari disposizioni di legge, cagiona una interruzione o turba la regolarità di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità, è punito con la reclusione fino a un anno".

In soldoni, i partecipanti del gruppo vengono accusati di aver vanificato l'attività della Polizia e (in modo del tutto indiretto) di aver aiutato chiunque sia stato consapevole di non essere in regola (ad esempio per l'assunzione di droghe o alcolici). La pena per i membri del gruppo prevede la reclusione fino ad un anno, mentre per i promotori dell'illecito (ossia gli amministratori) il periodo di reclusione potrebbe arrivare fino a 5 anni.

Ed è qui che le cose diventano complicate. Perché per poter confermare la tesi dell'accusa, il giudice dovrà avere dimostrazione di un effettiva interruzione del servizio pubblico svolto dagli organi di Polizia, cosa praticamente impossibile a posteriori. Insomma, probabilmente data la natura non corretta dell'accusa (perché in realtà esiste una legge che regolamenta la segnalazione degli autovelox, ma non è Penale), agli oltre 60 indagati siciliani non succederà proprio nulla. Ma, fin qui, i fatti contengono interpretazioni con una buona dose di ipoteticità.

Segnalare gli autovelox è un reato?

A questo punto però, si apre un nuovo elenco di interrogativi. Domande e questioni irrisolte che di certo non rientrano nel Penale ma che, in effetti, con un'analisi più analitica della cosa potrebbero portare ad una conclusione piuttosto inaspettata, che parte da questo da questo dispositivo: "È vietata la produzione, la commercializzazione e l’uso di dispositivi che, direttamente o indirettamente, segnalano la presenza e consentono la localizzazione delle apposite apparecchiature di rilevamento di cui all’articolo 142, comma 6, utilizzate dagli organi di polizia stradale per il controllo delle violazioni".

È questo quanto si legge nell'Art. 45 comma 9-bis del Codice della strada, che rende quindi illegale la segnalazione "attraverso dispositivi" degli autovelox attivi. Insomma, una legge che regolamenta questa pratica c'è (ma non rientra nel Penale) ed anche se per il Codice della strada (articolo 142) in vigore dall'agosto 2007 le postazioni di controllo di velocità devono essere segnalate e ben visibili, il comma 9-bis dell'articolo 45 vieta la produzione, la vendita e l'utilizzo di tutti i dispositivi in grado, direttamente o indirettamente, di indicare ai conducenti che si è in prossimità di un apparecchio di misurazione in funzione (e badate bene, non di una semplice postazione, che potrebbe anche essere vuota).

Il nodo si inizia a sciogliere tornando indietro nel tempo di 10 anni, quando nei primi periodi di vita del Coyote, l'Antitrust chiese un parere alla Stradale, che a sua volta rispose con un ragionamento a dir poco geniale: quando un'utente segnala su una piattaforma la presenza di una pattuglia, non ha la certezza che gli agenti stiano davvero facendo funzionare l'autovelox, non rientrando nel comma 9-bis. Saluti e baci, tana libera tutti.

Stando a questo ragionamento, quindi no: non è reato segnalare gli autovelox tramite dispositivi elettronici, perché l'articolo 45 comma 9 bis vieta la segnalazione dei soli dispositivi in funzione e nessuno, eccetto gli agenti che sono in postazione, potrà mai sapere se l'autovelox stia realmente rilevando la velocità delle autovetture o meno.

E nonostante pare che la Stradale abbia segnalato in Parlamento la necessità di abolire o modificare questo famigerato comma 9-bis, senza però guadagnare l'attenzione del Legislatore, è questa la normativa di riferimento per quanto riguarda la segnalazione degli autovelox (non certo l'interruzione di pubblico servizio), una normativa civile e non penale. Ed è questo probabilmente il cavillo legale che continua a rendere possibili le segnalazioni su Waze o su Coyote.