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Prima la buona notizia: alcuni tra i più grandi gestori telefonici e aziende tecnologiche, hanno aderito a Solidarietà Digitale, una piattaforma nata con lo scopo di "migliorare la vita" ai residenti delle prime zone rosse d'Italia. Poi il passo indietro: è tutto fermo. L'iniziativa con la quale aziende del calibro di Microsoft, Tim, Vodafone, WindTre e molte altre, hanno avuto l'idea di fornire attraverso servizi digitali gratuiti software per la didattica a distanza e lo smart working, accessi a piattaforme di streaming video e giga illimitati per le connessioni 4G pare sia giunta già al capolinea.

L'iniziativa

"Alla luce degli aggiornamenti contenuti nel Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri dell’8 marzo 2020, che amplia le zone soggette a restrizioni per le misure di emergenza sanitaria a contrasto della diffusione del Coronavirus (SARS-CoV-2), stiamo dialogando con le aziende, le associazioni, le start-up che hanno risposto all’iniziativa promossa dal Ministro per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, per aggiornare quanto prima le modalità di accesso ai servizi e alle soluzioni innovative messe da loro a disposizione", così si leggeva dopo il decreto dell'8 marzo sul portale di Solidarietà Digitale prima della decisione del Governo Conte di allargare le misure restrittive all'intero territorio nazionale.

Il passo indietro

Un'iniziativa senza dubbio accolta di buon cuore dai residenti della grande area lombarda e di alcune delle provincie del nord Italia, che pare si sia totalmente spiaggiata ma che continua ad essere attiva per tutti coloro che sono residenti nei Comuni delle prime zone rosse, come Codogno, V0′ e Casapusterlengo: dalla prima pubblicazione della piattaforma, l'elenco dei paesi in cui è possibile usufruire di queste agevolazioni non è mai stato aggiornato.

Ma è stato aggiornato ciò che si può leggere sul portale del ministero dell'Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione, che ha modificato il testo di presentazione dell'iniziativa con la seguente nota: "Alla luce delle novità stiamo dialogando con le aziende, le associazioni, le start-up che hanno risposto all’iniziativa promossa dal Ministro per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, per ridefinire i servizi e le soluzioni innovative proposti e le modalità di fruizione."

Insomma, appare chiaro che difficilmente le aziende possano permettersi di offrire un servizio gratuito per un mese e su intera scala nazionale ad oltre 60 milioni di persone, ed è molto probabile si stia cercando di trovare metodi alternativi per non annullare del tutto il progetto, limitandone però l'estensione.

C'e da dire però che il portale è ancora attivo, ma nella vetrina di servizi offerti (molti dei quali non sono tutt'ora funzionanti) sono scomparse diverse possibilità: è stata ad esempio eliminata la voce di Amazon Video, con la quale l'azienda avrebbe offerto un mese di streaming gratuito tramite la sua piattaforma.