I presupposti per un grande evento c'erano tutti. A partire dalla presenza stessa di TechCrunch, la "bibbia" della tecnologia mondiale, che per la prima volta organizza un evento nel nostro paese. Quasi 50 startup presenti, un lungo elenco di speaker italiani ed internazionali, persino un hackathon organizzato dai ragazzi di Hackitaly.org. Cosa chiedere di più ad una manifestazione del genere? Eppure il lato oscuro dell'italianità non ha risparmiato anche quello che molti hanno decretato come l'evento dell'anno dedicato al mondo delle startup.

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Il buongiorno si vede dal mattino e alle 8.00 una lunga coda al box degli accrediti attende tutti gli invitati, dai giornalisti ai visitatori, dagli speaker agli espositori. Quattro avvenenti signorine sono nel caos più totale, prenotazioni che non si trovano, badge smarriti, ospiti internazionali rimbalzati da una parte all'altra e startupper che ancora non sanno, a un'ora dall'avvio dei lavori, dove dovranno posizionarsi. Dopo una buona mezzora finalmente arriva il mio turno, la prenotazione risulta correttamente pervenuta ma il mio badge è stato smarrito. Risolviamo in maniera amatoriale, con un bel cartellino scritto a penna e con le responsabili di TechCrunch Italy che confondono il nome della mia testata (Tech Fanpage) e scrivono sul cartellino "Angelo Marra, TechCrunch"; probabilmente il nome di TechCrunch gli sarà risultato nuovo, facile sbagliarsi.

Superato il primo gap dell'accredito mi dirigo verso il luogo della manifestazione, dove un baldanzoso giovane della security mi intima di mostrargli il tesserino per lasciarmi entrare. Perplesso gli mostro il badge handmade, temendo qualche problema, ma il foglio di carta scritto a mano sembra soddisfare l'addetto che mi lascia entrare. La sicurezza, prima di tutto.

Non mi lascio spaventare, si tratta di un problema che può capitare quando si organizzano eventi di questa portata e non sto qui certo a cercare il pelo nell'uovo. All'ingresso però arriva la prima, vera doccia gelata della giornata: il wifi disponibile è solo quello della Provincia di Roma, che già nella normalità funziona a singhiozzi. Solo che a TechCrunch Italy sono previste almeno 1000 persone, ognuna delle quali almeno con due devices da collegare e a questo si aggiunge il fatto che l'evento è trasmesso in streaming sul sito principale della testata ed anche il flusso video si appoggia alla stessa connessione.

Risultato? Niente internet, nessuna connessione funzionante per i giornalisti che come me intendevano coprire la manifestazione attraverso un live twitting o live blogging, nessuna connessione a disposizione per gli startupper, molti dei quali venuti lì per esporre web app e altri prodotti che necessitano della rete per poter funzionare. I pochi fortunati che riescono a scaricare una copia in locale del loro prodotto possono arrangiare in qualche maniera, sui volti degli altri domina la delusione e la rabbia per aver fatto centinaia di chilometri, aver sborsato 300e per poter avere uno stand e trovarsi con computer e tablet utili solo come soprammobili. Le espressioni dei volti degli sviluppatori impegnati nell'hackathon poi, sono tutto un programma. "Forse ci hanno privato della connessione per mettere alla prova le nostre capacità", commenta ironicamente uno dei partecipanti.

Anche le reti mobili non funzionano, in quanto il Globe Theatre di Villa Borghese si trova in una specie di conca dove il segnale va a singhiozzi e il top della connessione a cui si può ambire è l'EDGE, se si è fortunati. In poche parole, la manifestazione dedicata alle startup digitali è priva di internet, una situazione grottesca e paradossale, alla luce del fatto che una banalissima partnership con un'operatore italiano avrebbe consentito l'istallazione di hotspot per garantire quello che è un bisogno primario per gli addetti del settore. Il carattere internazionale della manifestazione, almeno negli intenti degli organizzatori, si scontra inevitabilmente con l'ormai scontato modo italiano di organizzare le cose, quell'italian way che ci ha fatto conquistare con successo gli ultimi posti in ogni classifica mondiale.

Abbandonata l'idea di coprire l'evento in diretta web, entro nello spazio dedicato all'esposizione degli startupper e con mio grande stupore mi rendo conto che le startup presenti sembrano essere molte meno di quelle che pensavo. Ne conto sì e no una decina nello spazio antistante il Globe Theatre, mentre sapevo che dovevano essere oltre 40. Mentre cerco di spiegarmi la cosa incontro uno degli imprenditori che mi è capitato di intervistare nelle scorse settimane, il cui stand non sembra essere presente, e scopro così che c'è un altro spazio espositivo, nascosto alla vista e raggiungibile tramite la stradina che si fa per andare ai bagni. Gli startupper devono quindi confidare nei bisogni fisiologici dei visitatori, la dimostrazione la danno le troupe del Tg1 e di La7 che ignorano del tutto l'area durante le loro riprese e mentre lo spazio all'ingresso è saturo di persone (complice anche il ricco buffet), nell'area "nascosta" regna la desolazione.

"Ho pagato 300e per essere messo vicino ai bagni" si lamenta uno degli startupper, "qui dietro non abbiamo nessuna visibilità, i giornalisti e i visitatori non passano lungo questa area, che siamo venuti a fare?". La rabbia è palpabile, soprattutto dopo che i giovani imprenditori hanno scoperto solo poche ore prima che non gli verrà concessa neanche la possibilità di eseguire un pitch durante la manifestazione. Il palco è riservato solo al pugno di startup che si sono presentate sotto l'egida di Mind The Bridge, mentre per gli altri tocca giocarsela con la storia dei gettoni (novità scoperta poche ore prima dell'inizio della manifestazione); ospiti e startupper hanno a disposizione una fiche, il banchetto che raccoglie il più alto numero di gettoni  ha la possibilità di realizzare il pitch sul palco. Mancava solo il vaso con i fagioli per sembrare più una sagra di paese che una manifestazione dedicata alle startup digitali.

Come lamenta un altro dei giovani imprenditori presenti con il proprio banchetto, la manifestazione sembra aver relegato le startup ad un ruolo marginale, come se non fossero loro il vero core dell'evento. Nessun pitch, stand relegati in angoli oscuri e fuori dal tour dei visitatori, problemi tecnici infiniti e comunicazioni tecniche di non poco conto degli organizzatori arrivate a poche ore di distanza dall'inizio dei lavori.

All'interno del Globe intanto si svolge una manifestazione parallela, completamente scollegata da ciò che accade fuori. Gli ospiti sono tutti di un certo peso, ma sono sempre gli stessi nomi visti e rivisti in ogni evento del genere ed il simpatico presentatore fatica non poco a tenere sveglia la platea. Vani sono i suoi tentativi di stimolare l'entusiasmo del pubblico, sopito da interventi se vogliamo comunque interessanti ma che contribuiscono poco o nulla al know how degli appassionati e degli addetti ai lavori. L'unica nota positiva è la presenza inedita di Rai e La7, in genere poco attenti ad eventi di questo tipo, mentre sono del tutto assenti i media internazionali, quelli in cui confidavano gli startupper per poter godere di un minimo di respiro al di fuori degli italici confini, vista la partecipazione quasi nulla di esponenti del mondo VC.

Prima ancora che la manifestazione volga al termine gli espositori ormai delusi cominciano già a smontare le istallazioni per tornarsene a casa. La frustrazione profonda è negli occhi di tutti, nessuno si aspettava la "svolta" e la folgorazione sulla via di Damasco di qualche ricco investitore ma il paragone con eventi dello stesso genere all'estero, a cui molte delle startup presenti ha partecipato in precedenza, dimostra che l'etichetta "TechCrunch" appiccicata ad un evento tutto italiano non si è dimostrata sufficiente per dare quel connotato internazionale alla manifestazione.

L'unico lato positivo della giornata è stato assistere al networking tra le diverse startup presenti, con i giovani imprenditori che discutevano tra loro dei rispettivi progetti, teorizzavano possibili collaborazioni e si scambiavano consigli utili e soluzioni interessanti. Un valore aggiunto straordinariamente prezioso, per il quale però non era necessario scomodare TechCrunch visto il moltiplicarsi di iniziative del genere in Italia.