smartphone bytedance

Nell'ultimo periodo TikTok e la casa di sviluppo cinese ByteDance sono finiti sotto i riflettori non solamente per il successo riscosso dalla piattaforma, ma per le accuse di potenziali legami con il governo di Pechino che stanno piovendo addosso ai due soggetti da più parti all'interno del governo statunitense. La startup che ha dato vita al social ha già respinto più volte le accuse ma ora — stando al Wall Street Journal — sembra stia pensando a una mossa mirata ad allontanare definitivamente ogni sospetto: aprire un quartier generale dedicato a TikTok fuori dalla Cina, lontano dalla giurisdizione governativa.

In realtà — come ha già precisato più volte la stessa Bytedance — i server di TikTok che raccolgono i dati degli utenti di tutto il mondo sono già situati fuori dalla Cina. Non stupisce però che l'azienda sviluppatrice voglia distanziarsi ulteriormente dal territorio cinese: solo negli ultimi due mesi l'autorità locale per gli affari esteri ha avviato un'indagine sul processo di acquisizione del social network musical.ly che ha portato Bytedance alla creazione di TikTok, il dipartimento della difesa USA ha iniziato a far disinstallare TikTok ai dipendenti e la marina ha deciso di impedire ai dipendenti di installare l'app sugli smartphone governativi.

Le preoccupazioni alla base delle misure attuate nelle scorse settimane riguardano tutte due aspetti: la censura dei contenuti sul social e la sicurezza dei dati degli utenti. In particolare il timore è che il governo cinese possa costringere Bytedance a rimuovere da TikTok contenuti indesiderati e a fornire agli ufficiali governativi i dati degli iscritti — motivo per cui lo sviluppatore ha tutto l'interesse ad allentare ogni legame con la madre patria. Al momento in effetti la sede di Bytedance è situata a Pechino, ma TikTok non ha un vero e proprio quartier generale: gli uffici principali sono a Los Angeles e parte del management opera ancora dall'area di Shanghai.

Dare vita a un centro di comando e direzione globale situato fuori dai confini cinesi contribuirebbe a proiettare nel mondo l'immagine di un'azienda libera da vincoli di appartenenza geografici e legislativi con Pechino. Stando alle fonti del Wall Street Journal, la startup avrebbe già in mente alcune città candidate a ospitare la sua nuova sede: tra queste figurano Singapore, Londra e Dublino. L'idea sarebbe in cantiere da mesi, anche se per il momento l'azienda non ha fornito alcuna conferma ufficiale al riguardo.