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Trionfo Referendario: il merito è tutto del popolo del Web

Il quorum è stato raggiunto. La rete trionfa sul medium televisivo e sulla stampa tradizionale. Il successo è tutto del popolo del web che, incessantemente, ha sostenuto per mesi la battaglia referendaria.
A cura di Anna Coluccino
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La rete è un mezzo sempre più potente, e anche in Italia, come in moltissimi altri paesi al mondo, si comincia ad utilizzarla per riprendere in mano le redini del proprio futuro e non per lasciarsi andare ad una triste esistenza virtuale fatta di relazioni sempre più cybernetiche e disumanizzate (come molti paventavano); né, tanto meno, per regalare la propria identità a qualche colosso informatico.  La rivoluzione tecnologica è fatta di donne e uomini che sfruttano i nuovi media al fine di comunicare con altri essere umani, organizzare lotte, sostenere cause, vincere battaglie sociali e politiche. Facebook, Twitter e gli altri social media sono (sempre più) strumenti di democrazia, e potentissimi mezzi di informazione di massa. La televisione va perdendo la sua capacità pervasiva, le coscienze si formano sul web e lo straordinario risultato di questo referendum (che passa nonostante l'assurdità della legge referendaria italiana, la quale impone la presenza alle urne del 50% +1 degli aventi diritto perché la consultazione abbia valore) ne è la prova.

A poco sono serviti i tentativi di boicottare la consultazione: l'invito al non voto da parte di altissime cariche dello stato; i lapsus dei telegiornali che più e più volte hanno "confuso" le date dei referendum; l'assenza pressoché totale di dibattito televisivo su alcuni dei quesiti (come ad esempio quelli riguardanti la gestione  privata dell'acqua). Il web ha vinto su tutto. Facebook e Twitter hanno consentito ai cittadini italiani di riappropriarsi di uno dei più importanti strumenti democratici, l'unico che consenta una partecipazione diretta (e non rappresentativa) degli elettori. Uno strumento che, negli ultimi anni, era stato svuotato di senso. I cittadini italiani avevano rinunciato ad esprimere direttamente la loro opinione; erano stati più e più volte invitati a non curarsi di certe questioni e a "lasciar fare al governo".

Ma questa non è democrazia. La democrazia presuppone la partecipazione attiva e continua del popolo che ha l'obbligo di far sentire la propria voce nel momento in cui i suoi rappresentati operano scelte rispetto alle quali non è d'accordo. Il popolo è sovrano, lo dice la costituzione, e quale miglior mezzo per esprimere la sovranità popolare se non attraverso il voto diretto su questioni di enorme rilevanza sociale, etica e politica?

Attraverso la rete, l'Italia si è risvegliata. Vive una nuova primavera. I giovani (sopratutto i giovani) presenti sul web hanno martellato coetanei, genitori, nonni, amici, parenti. Tutti coloro che, per un motivo o per l'altro, non sono presenti in rete. Il web non è rimasto nell'etere, è sceso nelle piazze, ha invaso ogni casa, ha inventato nuove forme di partecipazione, ha commosso e stupito.

In questi mesi, il buzz in rete a proposito dei referendum non si è fermato neppure per un minuto. Non si contano le foto, gli slogan, le iniziative pro-referendarie che hanno avuto il loro inizio sul web.

L'associazione Il Popolo Viola, ad esempio, ha organizzato il Taxi Quorum, un servizio taxi gratuito che è riuscito a coprire l'intero territorio nazionale consentendo a moltissime persone impossibilitate a muoversi di andare a votare. Per non parlare della splendida iniziativa Voto a rendere in cui si invitavano esercizi commerciali di ogni tipo ad offrire sconti e promozioni a chiunque presentasse la scheda elettorale timbrata. Inutile enumerare, poi, tutti gli utenti che hanno cambiato l'immagine di profilo con una foto che sosteneva i "4 sì", di tutti gli artisti più o meno noti e le web stars che hanno voluto realizzare video e campagne online di sensibilizzazione al voto, di tutti gli status che (in questi mesi) hanno fatto esplicito riferimento ai referendum.

Questo non è stato un referendum, è stato un boato. Il boato della rete sconfessa (definitivamente) quanti ancora non avevano capito che, oggi, l'informazione viaggia su altri e più democratici canali. Da oggi in poi, la politica italiana non sarà più la stessa e, soprattutto, gli italiani hanno imparato un'enorme lezione e l'hanno imparata da quell'oltre 50% dei loro concittadini che hanno mostrato che la democrazia è ancora possibile, che i governanti sono chiamati a rendere conto delle loro azioni e che i politici, in generale, potrebbero non avere più vita tanto facile da oggi in poi. Non basterà avere amici in Rai o in Mediaset per condizionare il giudizio degli elettori, così come non basterà avere vagonate di denaro e sommergere le città di manifesti.

La rete produce cittadinanza attiva, informata, che non si fa incantare, che decide, che si impone, che sceglie e che -oggi- ha scelto per il meglio. Ha scelto di autodeterminarsi. E non potevamo sperare in nulla di meglio che in una generazione che sa prendere in mano il proprio destino e non delega ad altri le scelte importanti sul proprio futuro.

Oggi si apre un nuovo capitolo della politica italiana. I politici saranno da ora (e si spera per sempre) costretti al confronto costante con gli elettori. Ringraziamo il popolo del web per questo. Ringraziamo voi. E noi stessi.

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