Una storia d'amore creata, narrata e condivisa sui social. A insaputa dei diretti interessati. Quella nata su un volo verso Dallas può sembrare una delle tante simpatiche storie social fatte di tweet, foto su Instagram e condivisioni virali, ma in realtà svela la parte più problematica e pericolosa del concetto di condivisione a tutti i costi, dove un incontro tra due sconosciuti viene condiviso con milioni di persone a loro insaputa, procurandogli una fama mai richiesta e che fa emergere un interrogativo: si dà per scontato che tutti cerchino visibilità, ma cosa succede quando questa arriva senza motivo e ci si ritrova al centro di una caccia all'uomo?

Tutto è iniziato su un volo verso Dallas, quando l'attrice Rosey Blair ha twittato: "Io e il mio ragazzo abbiamo chiesto ad una donna di cambiare posto per stare vicini. Abbiamo scherzato sul fatto che il suo nuovo compagno di posto sarebbe diventato l'amore della sua vita". Da questo scambio fortuito ne è nata una narrazione dapprima condivisa attraverso le storie di Instagram e in seguito sul profilo Twitter della Blair, dove ha raggiunto centinaia di migliaia di condivisioni. La storia è semplice: la ragazza a cui hanno chiesto di cambiare posto è finita accanto ad un ragazzo e i due si sono messi a chiacchierare, alimentando il pensiero dell'autrice dei post che una storia d'amore potesse davvero nascere a causa sua.

Il risultato sono decine di foto e video dei due che chiacchierano, si scambiano sorrisi, si sfiorano e, pare, flirtano. Ad un certo punto la Blair spiega di averli visti andare in bagno insieme, alludendo a possibili rapporti piccanti. Il tutto avviene oscurando volti e nomi dei due e la condivisione dell'incontro prosegue fino a quando la nuova "coppia" si allontana insieme dopo aver recuperato i bagagli. È a questo punto, però, che i social si infiammano e chiedono il loro tributo: chi sono i due protagonisti della storia? La simpatia della vicenda nasconde infatti l'assurda invasione della privacy che ne sta alla base e sottolinea la costante erosione dei nostri spazi personali online. Elemento che si concretizza nelle ore successive alla condivisione.

Uno dei protagonisti esce allo scoperto poco dopo: è l'ex calciatore Euan Holden che, a quanto pare, accoglie ben volentieri la visibilità, pubblicando foto senza maglietta su Instagram e partecipando a trasmissioni televisive per parlare dell'accaduto insieme alla Blair. Insomma, quello che è stato rinominato "Plane Bae" avrebbe di fatto approvato la storia. Nessun problema quindi, no? Il problema, invece, c'è eccome ed è costituito dall'altra parte della storia: la donna non ha mai rivelato la sua identità e, anzi, ha più volte chiesto di restare anonima. Elemento ormai impossibile, perché gli utenti hanno in poco tempo scovato il suo nome e il suo profilo Instagram, obbligandola a nascondere tutti i contenuti e trascinandola a forza nel polverone mediatico. Dove, peraltro, è stata colpita da frecciatine riguardanti proprio quella visita "in comune" al bagno (Holden non ha di certo aiutato spiegando che "i gentleman non dicono certe cose").

Il problema è che Blair ha raccontato una storia riguardante due persone che non avevano idea di essere i protagonisti di un fenomeno virale. E se da un lato uno di questi ha dimostrato di essere a suo agio sotto i riflettori, l'altro si è ritrovato a dover gestire qualcosa che, semplicemente, non desiderava. Non solo: allo stato attuale tutti sorridono leggendo la storia perché narra un rapporto positivo, ma mette la donna nella brutta posizione dove un suo rifiuto la renderebbe quella cattiva. Come se i due debbano ormai stare assieme per forza. Una pressione assurda e immotivata vista la natura della vicenda stessa.

C'è poi la questione della "subveglianza", cioè il riprendere un qualcosa dal punto di vista di chi partecipa a quell'attività. In questo caso il fatto che a narrare tutta la vicenda sia stata la fotocamera del cellulare di Blaire, spettatrice e broadcaster di quello che stava accadendo sui due sedili davanti; come lei, chiunque ormai può riprendere e condividere le azioni degli altri, realizzando una sorta di contro-sorveglianza che, però, rischia di avere gli stessi effetti coercitivi della sorveglianza di stato, portando all'attuazione di comportamenti, per lo più accondiscendenti, per evitare di finire nei guai. Dovremmo pensare più seriamente alle conseguenze di un'azione così apparentemente semplice come il live-tweeting di una storia di questo tipo: quando è appropriato? Cosa possiamo condividere? Perché ormai non basta più nascondere il volto dei protagonisti per evitare che la rete li riconosca. E che si impegni giorno e notte per trovarli e scoprire di più, sempre di più. Almeno fino a quando emergerà la prossima storia social. E tutti si dimenticheranno dell'amore nato su un aereo.