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Il ministro Passera rassicura: l’Agenda Digitale si farà

Nel corso di un’audizione alla Camera sulle linee programmatiche del Ministero per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera ha annunciato un’accelerazione sulla riduzione del digital divide e sulla creazione di reti di nuova generazione. La speranza è che i buoni propositi si tramutino presto in realtà.
A cura di Angelo Marra
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Sarà per il ruolo connaturato del “governo tecnico” di scontentare un po' tutti, saranno le riforme economiche di emergenza che si sono tradotte in una legnata memorabile soprattutto per le fasce più deboli (e per farlo il governo precedente era più che adeguato), dopo la luna di miele iniziale il governo Monti sembra non incontrare il plauso degli italiani, forse speranzosi di riforme più eque ed adeguate.

Anche il popolo della rete, placato l'entusiasmo iniziale legato alla fine dell'era del governo anti-tecnologia a guida Berlusconi, ha cominciato a mandare giù le prime delusioni. Il primo stanziamento del Cipe infatti ha completamente ignorato la questione banda larga, come se il digital divide e l'arretratezza delle nostre infrastrutture (sottolineata più volte anche dall'Europa) non rientrasse nel piano delle grandi opere. Ma del resto, dopo l'epoca Romani, gli internauti nostrani sono abituati alle facili promesse e la notizia è stata accolta con sana rassegnazione dal web made in Italy.

Adesso, con tutta la cautela che deriva dall'esperienza, qualcosa sembra cominciare a muoversi. Il neo ministro Corrado Passera ha infatti illustrato alla Camera le linee programmatiche del suo dicastero. Tra le priorità Passera ha inserito proprio l'Agenda Digitale, dichiarando a riguardo che “l'Italia non è ancora all'avanguardia. L'agenda digitale europea deve vederci protagonisti. Dobbiamo accelerare.”

I piani di Passera sembrano essere chiari. Nelle zone non afflitte dal digital divide nel nostro paese lo sviluppo delle infrastrutture è da affidare esclusivamente alla gestione dei privati, i quali avrebbero tutto l'interesse ad implementare le reti in vista di futuri e sicuri guadagni. Lo Stato dovrà intervenire in quelle zone che economicamente non rappresentano un mercato appetibile per i provider (e nel quale ovviamente non sarebbero disposti ad investire), magari utilizzando la Infratel, società già nelle mani dello Stato, per cablare in fibra ottica le aree ancora isolate.

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