17 Agosto 2015
09:22

Amazon, le drammatiche testimonianze dei dipendenti: “Ho visto piangere tutti”

A pagare il prezzo del successo di Amazon sono gli stessi dipendenti. Lo rivela un rapporto del The New York Times, all’interno del quale vengono citate oltre 100 interviste ad attuali ed ex lavoratori di Amazon. Il risultato? L’immagine restituita da chi ha lavorato per la compagnia di Bezos è ben distante da quella che ha per protagonisti campus idilliaci e bonus per i dipendenti.
A cura di Marco Paretti

Efficienza, velocità e tattiche estremamente aggressive. Sono alcuni dei punti chiave del business di Amazon, colosso dell'ecommerce che da anni domina questo settore con prezzi e velocità ineguagliati dalla concorrenza, capace persino di scansare Walmart nella classifica delle catene più grandi del mondo. Elementi che però hanno un prezzo. E a pagarlo sono i dipendenti della stessa azienda. Lo rivela un rapporto del The New York Times, all'interno del quale vengono citate oltre 100 interviste ad attuali ed ex dipendenti di Amazon. Il risultato? L'immagine restituita da chi ha lavorato per la compagnia di Bezos è ben distante da quella che ha per protagonisti campus idilliaci e bonus per i dipendenti.

Il rapporto evidenzia come il sistema sia basato sulla quantificazione e l'analisi di ogni aspetto del lavoro. Tutto ciò che non può essere raccolto tramite algoritmi automatici viene rilevato attraverso gli informatori, cioè gli stessi dipendenti, grazie a quello che viene definito Anytime Feedback Tool. In breve, si tratta di uno strumento tramite il quale i dipendenti possono criticare o lodare anonimamente i propri colleghi. Questo feedback raggiunge poi i manager e viene utilizzato per i rapporti sulle performance mensili o settimanali. I dipendenti vengono inoltre posti continuamente all'interno di una classifica; chi si trova negli ultimi posti può essere licenziato dai responsabili, che hanno l'obbligo di farlo a cadenza regolare.

Fin qui, in realtà, non c'è poi nulla di strano. Non è assurdo che un'azienda voglia conoscere l'andamento dei propri dipendenti, anche per individuare chi non produce o lavora male. Ciò che però stupisce del metodo Amazon sono gli elevati standard richiesti ai dipendenti, che lo stesso Times definisce "assurdi". Anzi, la stessa Amazon lo fa, sottolineando che le proprie richieste sono "irragionevolmente alte". L'idea alla base è quella di spremere fino alla fine i lavoratori, con poi la possibilità di lasciarli a casa una volta giunti al limite. Per esempio, i manager si aspettano risposte immediate alle email inviate dopo la mezzanotte e si lamentano se i dipendenti hanno connessioni scarse durante le vacanze.

Elemento ancora più grave sottolineato dai dipendenti è quello che vede l'azienda totalmente assente nel momento del bisogno. Il Times ha sottolineato diversi casi in cui lavoratori malati, in lutto o in difficoltà economica sono stati allontanati dall'azienda. Una donna che aveva appena affrontato un aborto spontaneo è stata obbligata a partire per un viaggio di lavoro il giorno dopo l'operazione. Un'altra dipendente in cura per un cancro al seno ha ricevuto un avviso che la intimava di migliorare le sue performance per non perdere il lavoro. In generale, sembra che le donne non abbiano vita facile all'interno dell'azienda di Bezos, soprattutto perché la maternità viene vista come un qualcosa che fa perdere tempo prezioso alla macchina perfettamente oliata del colosso americano.

Al di là di questo, il successo di Amazon è innegabile e, come sottolineato anche dal Times, non è detto che un metodo di lavoro di questo tipo sia impossibile da sostenere, anzi. In seguito all'uscita del rapporto del Times, infatti, diversi attuali dipendenti hanno commentato la notizia sui social network definendo le critiche "estremamente scorrette". Un elemento sottolineato anche nelle note che l'azienda ha inviato alle redazioni in risposta alla diffusione del rapporto. Impossibile dare ragione ad una delle due parti, anche se la testimonianza di un veterano è molto esplicativa: "Ho visto piangere alla propria scrivania praticamente ogni persona con cui ho lavorato".

La risposta del CEO Jeff Bezos non si è fatta attendere, anche vista la grande copertura mediatica data al rapporto del Times. "Non riconosco questa Amazon e spero non lo facciate nemmeno voi" ha commentato Bezos all'interno di una nota inviata ai dipendenti. "L'articolo del The New York Times riporta aneddoti di pratiche assurde, incluse persone trattate senza pietà anche durante tragedie e malattie. L'articolo non descrive l'Amazon che conosco o i colleghi con cui lavoro ogni giorno". Nella nota il CEO invita tutti i lavoratori a riportare comportamenti simili a quelli descritti dall'articolo alle risorse umane o allo stesso Bezos, spiegando che "anche se rari o isolati, la nostra tolleranza per eventi del genere deve essere zero". "Credo che chiunque lavori per un'azienda come quella descritta dall'articolo del  Times sia pazzo a restare" ha concluso Bezos. "Io lascerei un'azienda di quel tipo".

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