come guadagna whatsapp

Nel web niente è gratuito, questo è un dato di fatto. E partendo da questo presupposto, sono in molti a domandarsi come faccia WhatsApp a guadagnare e, soprattutto, per quale motivo Facebook l'abbia acquisita nel 2014 per ben 19 miliardi di dollari. Ma per fare chiarezza su questo dubbio amletico è necessario fare un passo indietro nel passato, considerare il presente e guardare al futuro. Perché nonostante, nel presente, in molti associno il nome WhatsApp al termine gratuito, in realtà per molti anni l'app per i messaggi gratis è stata a pagamento. Il suo futuro invece è ancora incerto e, soprattutto dopo l'acquisizione di Facebook, potrebbe portare ad una nuova rivoluzione della piattaforma. Ma andiamo con ordine.

In passato: WhatsApp era a pagamento

Scaricata da almeno 32 milioni di Italiani e con un bacino d'utenza che presto supererà i 2,70 miliardi di utenti in tutto il mondo, le origini di WhatsApp risalgono al 2009. Uno dei periodi più forti per il mercato degli smartphone, da poco rivoluzionato dall'arrivo dell'iPhone ed ancora in attesa della reale diffusione di Android. Fu proprio questo il periodo in cui le applicazioni "per i messaggi push" (così erano chiamate in quei tempi) iniziarono a diffondersi, e nonostante app come Push Messenger (una delle prime applicazioni del genere) fossero gratuite, WhatsApp era a pagamento. E lo è stata, in alcuni Paesi, fino al 2016: dopo un primo anno gratuito, gli utenti di alcune nazioni hanno dovuto pagare dagli 0,89 euro all'euro annuale per continuare ad utilizzare la piattaforma, per altri invece era richiesto il pagamento di circa 1 euro per scaricare l'applicazione.

E così, nei primi 7 anni di vita della piattaforma, ogni utente ha dovuto versare il proprio obolo per sfruttare i servizi dell'app che, ricordiamolo, in quei tempi non integrava neppure la possibilità di effettuare le telefonate o le videochiamate: gli introiti di quel periodo furono stimati sui 700 milioni di dollari annui.

Nel presente: WhatsApp è gratis e senza pubblicità

Fu dopo due anni dall'acquisizione di WhatsApp da parte di Facebook, che il colosso di Menlo Park associò all'app per i messaggi il termine che da sempre più attrae gli utenti: gratis. Perché fu proprio nel 2016 che WhatsApp diventò gratuita per tutti e senza la presenza di pubblicità al suo interno. E il motivo di questa scelta fu semplice: molto probabilmente quelli di Facebook pensarono di rendere gratuita l'applicazione per agevolarne la diffusione e, una volta resa la piattaforma uno standard per la comunicazione mondiale, iniziare nuovamente a battere cassa. Ma in modo diverso.

Una strategia che spinse Jan Koum, co-fondatore e CEO di WhatsApp, a lasciare l'azienda dopo circa 10 anni perché non favorevole al modo in cui Facebook avrebbe voluto utilizzare le informazioni degli utenti della piattaforma per iniziare a trasformarla nuovamente in una fonte di profitto.

Ma dal suo addio sono passati quasi due anni e nonostante il progetto di inserire le pubblicità o i post sponsorizzati sul network di Facebook anche in WhatsApp (o nei suoi Stati), l'applicazione continua tutt'oggi ad essere totalmente gratuita e priva di sponsorizzazioni varie.

In futuro: WhatsApp sarà a pagamento? In realtà già lo è

A questo punto la questione è semplice. Dopo aver acquisito l'azienda ed aver reso WhatsApp il punto di riferimento per la comunicazione degli utenti in tutto il mondo, Facebook potrebbe essere pronta a rivoluzionare nuovamente l'applicazione ed inserire post pubblicitari in modo da guadagnare sfruttando i suoi quasi 3 miliardi di utenti attivi? No, probabilmente non sarà così: è di pochi giorni fa l'indiscrezione secondo la quale Facebook potrebbe aver totalmente abbandonato l'idea di inserire post sponsorizzati in WhatsApp.

Una scelta tutto sommato sensata, soprattutto se si prende in considerazione un piccolo particolare del quale in pochi sono a conoscenza: tutti gli utenti del mondo stanno già pagando WhatsApp. Ma lo stanno chiaramente facendo in maniera indiretta, senza cacciare neppure 1 centesimo dalle proprie tasche ma "vendendo" a Facebook una cosa ben più importante della mera moneta: i propri dati personali, le proprie abitudini.

E già, perché se da un lato potremmo affermare con decisa certezza che WhatsApp sarà sempre gratis e non avrà mai pubblicità nel suo interno, dall'altro si potrebbe dire con altrettanta convinzione che da quando Facebook ha aggiornato la policy relativa al trattamento dei dati personali degli utenti di WhatsApp, l'applicazione per i messaggi istantanei è diventata a pagamento.

Il motivo? È sempre lo stesso fardello che accompagna ormai da tempo chiunque sia connesso alla rete: i Big Data. Perché condividendo alcuni dei dati di WhatsApp con Facebook (e gli altri network di advertising ad esso connessi), quelli di Menlo Park hanno modo di monitorare con più precisione i parametri base sull'utilizzo che le persone fanno dell'applicazione e profilare ogni utente in modo più dettagliato per offrire inserzioni pubblicitarie più mirate su Facebook e non solo.

In soldoni, studiando ancora meglio le abitudini dei propri utenti anche esterni al social network, le inserzioni pubblicitarie pubblicate su Facebook diventano ancora più mirate ed ottimizzate in base agli interessi di ognuno dei suoi iscritti. E il tasso di conversione tra visualizzazioni ed azioni (click o acquisti) aumenta: ecco come Facebook guadagna con WhatsApp.