Google-sempre-piu-Evil-utenti-Apple-spiati-su-Safari

Ormai non passa giorno che Google non finisca nell'occhio del ciclone per qualche scandalo. Con buona pace del motto “Don't Be Evil” scelto dal colosso per rappresentare la politica dell'azienda, l'atteggiamento tenuto da BigG sembra quello di un gigante convinto di dominare il mondo e poter avere qualsiasi comportamento in barba a regole e leggi. Poche settimane fa la società di Mountain View è finita sotto accusa per lo scandalo Mocality, una piccola startup kenyota truffata proprio dai responsabili locali del gigante della ricerca online. Google si è detta all'oscuro di tutto ed ha licenziato immediatamente due membri dello staff ma ciò non è bastato a placare le polemiche.

A rincarare la dose ci ha pensato l'introduzione nel search engine più famoso al mondo della “Ricerca Sociale”, nient'altro che una promozione del social network di famiglia, Google+, immotivatamente premiato nei risultati di BigG a discapito della concorrenza. La lista dei “guai” di Google è davvero lunga, dal controllo pressante dell'Antitrust americano per via della posizione dominante nel settore a finire all'atteggiamento spavaldo anche dinnanzi a piccolissime aziende grazie all'enorme peso economico e politico. Insomma sembra proprio che dietro alla maschera buona di Google si nasconda un impero senza alcuno scrupolo e senza alcuna regola. A complicare ulteriormente la posizione di BigG ci ha pensato il Wall Street Journal denunciando uno scandalo che di certo avrà pesanti conseguenze nell'immediato futuro.

Secondo la prestigiosa testata statunitense Google ha spiato a lungo la navigazione degli utenti che utilizzano Safari, il browser di Apple istallato sui tutti i dispositivi di Cupertino e scelto anche dai navigatori di altre piattaforme. Nonostante il programma vieti l'istallazione di cookie, tramite un escamotage Google sarebbe riuscito comunque ad ottenere informazioni sulle scelte e i gusti degli utenti, una vera ossessione per Mountain View ma anche la chiave della sua politica pubblicitaria. Dal canto suo il colosso ha respinto ogni accusa, asserendo che i cookie istallati all'insaputa degli utenti non contenessero alcuna informazione di carattere personale; nonostante ciò, come lo scandalo è stato reso pubblico Google ha immediatamente interrotto questa funzione, evidentemente non tanto regolare quanto l'ex gigante “buono” ha cercato di far credere.

Questo ennesimo scandalo che ha investito Google, oltre ad incrinare ulteriormente la sua già traballante immagine, getta benzina sul fuoco nella battaglia ormai in campo aperto contro Apple. Se le informazioni pubblicate dal WSJ dovessero esser confermate, bisognerà capire quale mossa intenderà intraprendere Cupertino per rispondere ad una invasione di campo di questa portata.