Non sono ore tranquille per il produttore di smartphone cinese Huawei. La società si è trovata nel bel mezzo di un conflitto commerciale in corso tra Stati Uniti e Cina, per via del quale molte aziende statunitensi si sono ora trovate costrette a sospendere i propri rapporti con la multinazionale d'estremo oriente. Google non potrà più fornire a Huawei i propri servizi e le app che normalmente completano il sistema operativo Android usato sugli smartphone cinesi, ma anche produttori di componentistica made in USA come Intel e Broadcom sono in una situazione simile. In queste ultime ore però, oltre alle aziende statunitensi, anche altre aziende in Europa stanno considerando l'ipotesi di interrompere i propri rapporti con Huawei.

Lo stop dalla tedesca Infineon

Stando alla testata giapponese Nikkei, tra i soggetti europei che avrebbero già deciso di seguire le orme delle controparti americane ci sarebbe ad esempio la tedesca Infineon, che da Huawei guadagna circa 100 milioni di dollari ogni anno e che però avrebbe già interrotto alcune delle proprie forniture al gruppo cinese. Per la precisione però si tratta dei prodotti realizzati su suolo statunitense o provvisti di componentistica che da lì ha origine, per i quali sono applicate le stesse restrizioni valide per i prodotti di aziende statunitensi: Infineon avrebbe dunque deciso di mostrarsi cauta per non avere problemi legali, ma si sarebbe ripromessa di rivalutare eventualmente la situazione più in là nel corso della settimane – così come farà l'italo francese ST Microelectronics che si trova in una situazione simile ma che ancora di decisioni in merito sembra non averne prese.

Il rischio

Tra le ripercussioni che rischiano di dover affrontare le aziende che non rispettano le restrizioni imposte dagli Stati Uniti, c'è anche il fatto di finire direttamente nella stessa lista della quale fa parte Huawei e di vedersi così tagliate fuori dai rapporti con gli stessi gruppi statunitensi che in queste ore stanno chiudendo la porta in faccia alla multinazionale cinese. Non stupisce dunque che alcuni soggetti sul suolo europeo preferiscano agire con cautela, così come del resto sta avvenendo per ulteriori aziende sul suolo asiatico: Japan Toshiba Memory e Japan Displays – che per alcuni dispositivi Huawei forniscono rispettivamente memorie e schermi – non hanno ancora tagliato i ponti con Huawei, ma stando sempre a Nikkei stanno esaminando la situazione con attenzione.