richard yu ceo huawei

Huawei sarebbe al lavoro su un sistema operativo proprietario, una sorta di possibile via di fuga nel momento in cui l'utilizzo di Android dovesse risultare impossibile a causa delle eventuali sanzioni USA. Uno scenario drammatico per l'azienda cinese, che dal 2012 ha iniziato a sviluppare un vero e proprio piano d'emergenza basato sull'utilizzo di Kirin OS, un sistema operativo proprietario che potrebbe sostituire Android e si andrebbe a posizionare come terzo OS sul mercato, accanto ad iOS. Un approccio già tentato da Microsoft con il suo Windows Mobile, tentativo poi rivelatosi fallimentare. C'è quindi davvero spazio per un terzo sistema operativo?

Il problema principale, quando si tratta di nuovi OS, è quello di avere il supporto da parte degli sviluppatori. Nel caso di Huawei la base installata sarebbe sì enorme, ma lanciare un nuovo sistema operativo significherebbe costringere gli sviluppatori ad adattare le proprie app al nuovo ecosistema, uno sforzo che non sempre sono disposti a fare. Lo ha dimostrato perfettamente Windows Mobile, un OS molto diffuso ma scarsamente supportato: basti pensare che al momento della sua "morte" l'app di Instagram era ancora in versione beta e quella di Facebook era fortemente fallata.

Eppure Huawei potrebbe non avere scelta. Con le possibili sanzioni da parte degli Stati Uniti, l'azienda cinese potrebbe perdere la possibilità di distribuire Android sui suoi smartphone e Windows sui suoi PC, elemento che la costringerebbe ad utilizzare un software diverso. È successo lo scorso anno con ZTE, un'altra azienda cinese di telefonia colpita da un blocco totale dei privilegi di esportazione, che di fatto ha impedito a tutte le aziende americane di vendere prodotti e servizi alla realtà asiatica. Portandola a fallire. Se un blocco di questo tipo dovesse colpire Huawei, le possibilità a sua disposizione sarebbero ben poche.

Lo scenario peggiore per l'azienda non è peraltro così improbabile. Oltre all'esempio di ZTE, le pressioni nei confronti di Huawei, accusata dall'intelligence americana di collaborare con il governo cinese per spiare gli utenti occidentali, non hanno fatto altro che aumentare durante l'amministrazione Trump, mettendo a serio rischio il rapporto tra le aziende americane e Huawei. Quest'ultima, peraltro, non può ad oggi vendere i suoi prodotti e servizi su suolo statunitense. Nel caso di un blocco totale, Huawei sarebbe messa alle strette dal punto di vista del sistema operativo: se è vero che Android è fondamentalmente open source – e quindi utilizzabile in linea teorica anche in caso di blocco – non si può dire lo stesso di tutti i servizi del Google Play Services e, di conseguenza, tutte le app di Google e non. Resta da vedere se Trump deciderà di proseguire con la linea dura e, nel caso in cui lo facesse, se Huawei avrà la forza di far sopravvivere un terzo sistema operativo.