richard yu ceo huawei

L'inserimento di Huawei nella lista nera del commercio da parte dell'amministrazione Trump ha portato a conseguenze gravissime per l'azienda cinese. Inizialmente Reuters ha riportato che Google avrebbe bloccato le licenze del suo sistema operativo Android per gli smartphone di Huawei, costringendo il colosso di Shenzhen ad utilizzare in futuro una versione open source del software di Google, che però non consente l'accesso a servizi fondamentali come il Play Store, le applicazioni di Big G e gli aggiornamenti di sicurezza. Poi Bloomberg ha riportato che altre aziende starebbero per interrompere la fornitura di componenti hardware, tra cui Intel, Broadcom e Qualcomm. Ma quanto può andare avanti Huawei senza questi elementi?

Huawei: quanto può andare avanti senza fornitori

Prima di tutto va sottolineato che questa decisione è arrivata dopo mesi di pressioni da parte degli Stati Uniti, che hanno consentito a Huawei di prepararsi per quanto possibile ad un blocco di questo tipo. Dal punto di vista dell'hardware, infatti, l'azienda di Shenzhen ha dichiarato di avere in magazzino componenti che le consentiranno di proseguire l'attuale ritmo di produzione per i prossimi tre mesi. Una volta superata questa soglia, se non ci dovessero essere aggiornamenti sul blocco l'azienda dovrà trovare altri fornitori cinesi o comunque non americani.

Huawei OS: la soluzione anti-Android

Può sembrare poco, ma un accumulo di tre mesi indica quanto sul serio Huawei abbia preso la situazione e le continue pressioni americane. Il problema è che se l'hardware può essere sostituito con altri fornitori, il software può risultare ben più complesso. L'impossibilità di utilizzare Android sui telefoni che attualmente rappresentano la seconda fetta più grande – dopo Samsung – del mercato del sistema operativo può avere effetti devastanti sul brand. Anche in questo caso Huawei aveva già annunciato di essere corsa ai ripari avviando la creazione di quello che ad oggi è conosciuto come Huawei OS, un sistema operativo proprietario che potrebbe sostituire Android. Ma che inevitabilmente attraverserebbe un periodo iniziale di precocità e di certo sarebbe inferiore alla controparte di Google. Il limite dei tre mesi, quindi, sembra essere un'indicazione piuttosto accurata delle tempistiche entro le quali la situazione può risolversi senza ripercussioni enormi.