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Stati Uniti contro Huawei

Google chiude con Huawei: stop alle licenze Android per gli smartphone dell’azienda cinese

A dare la notizia è Reuters, secondo la quale Google avrebbe deciso di revocare la licenza Android a Huawei dopo la mossa di Trump: se fosse confermata, il Play Store, Gmail e tutti i servizi più utilizzati dagli utenti occidentali Android potrebbero scomparire dagli smartphone di Shenzen, che non riceverebbero più alcun aggiornamento.
A cura di Dario Caliendo
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Google condanna a morte Huawei. Ed è una notizia che lascia a dir poco increduli. A seguito dalla decisione dell'amministrazione Trump, che ha inserito l'azienda cinese nella lista nera del commercio USA, il colosso tecnologico statunitense sarebbe pronto a sospendere tutte le relazioni con Huawei. Il che vuol dire che nei prossimi mesi, tutti gli smartphone prodotti dal colosso cinese potrebbero perdere l'accesso agli aggiornamenti di Android, ossia il sistema operativo che da anni è il cuore degli smartphone e dei tablet Huawei, e la possibilità di utilizzare applicazioni e servizi ormai diventati essenziali (soprattutto per gli utenti occidentali) come il Play Store, Gmail, Google Maps e molti altri. E non solo in Cina, dove da sempre tutte le app di Google sono bandite, ma anche nel resto del mondo.

Perché Google ha revocato le licenze Android a Huawei

A dare la notizia è Reuters, che avrebbe avuto una soffiata da una fonte interna di Google, poi confermata da The Verge poco prima che un portavoce di Google dichiarasse “ci stiamo adeguando all’ordine e valutando le implicazioni”, senza però entrare nello specifico dei dettagli.

Quella di Google potrebbe essere la mossa finale per la battaglia di Trump contro Huawei, e potrebbe segnare definitivamente la rovina della divisione capitanata da Richard Yu, il capo della divisione consumer dell'azienda di Shenzen convinto che, prima o poi, avrebbe superato le quote di mercato di Apple, anche in Italia.

Se fosse confermata, la notizia sarebbe probabilmente il colpo di grazia per il colosso cinese in tutto il mondo, e obbligherebbe Huawei ad utilizzare solo la versione AOSP di Android, ossia quella open-source, nella quale però continuerebbe a non aver accesso a tutti i servizi di Google. E, chiaramente, questo succederebbe anche in Europa e in Italia, dove tutti gli utenti che hanno acquistato uno smartphone Huawei, si ritroverebbero con dispositivi totalmente decapitati, senza più aggiornamenti di sicurezza e supporto.

Perché, anche se da una parte il codice sorgente del noto software che anima milioni di smartphone in tutto il mondo è liberamente utilizzabile da chiunque, d'altro canto però il popolare negozio di app Play Store, Gmail, YouTube, le mappe di Google Maps, il sistema di pagamenti Google Pay e un'infinità di servizi e app collaterali sono di proprietà della casa di Mountain View, e i produttori di smartphone possono ospitarli sui propri gadget solo grazie ad accordi commerciali che eventuali sanzioni degli Stati Uniti hanno già messo in repentaglio in passato.

Anche altre aziende tech hanno tagliato i ponti con Huawei

E se quanto sta succedendo nelle ultime ore potrebbe avere dell'incredibile, in realtà Google non sarebbe l'unica azienda a tagliare i ponti con Huawei. Anche Broadcom, Qualcomm, Intel e Xilinx pare si siano adeguate alla linea dettata dall'amministrazione di Donald Trump, e avrebbero tagliato i ponti con l'azienda di Shenzen.

In questo caso, a riportare la notizia è Bloomberg, che spiega come le varie aziende abbiano già informato i propri dipendenti e congelato le forniture destinate al colosso tecnologico cinese.

Una linea forte, che Trump ha spostato anche in Europa cercando di convincere tutti gli alleati della nato che i dispositivi cinesi rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale, e che renderà più difficile per Huawei anche l'acquisto di componentistiche hardware dalle aziende statunitensi. Nessuno, però, si aspettava un colpo di scena del genere.

Huawei senza Android, cosa succederà

Qualora la notizia dovesse essere confermata, le conseguenze per Huawei potrebbero essere importanti, e potrebbero sostanzialmente chiudere i confini Occidentali al colosso cinese. L'azienda di Shenzen perderebbe totalmente l'accesso ai servizi più utilizzati dai propri utenti e potrebbe continuare ad utilizzare esclusivamente la versione open source di Anrdoid, già utilizzata da Amazon nel suo FireOS.

Un problema simile era successo anche a ZTE con Google e il produttore di chip Qualcomm, quando il colosso cinese fu sorpreso a violare un embargo sul commercio di dispositivi con l'Iran. Il blocco, durato un periodo relativamente breve, mise in ginocchio in pochi mesi società che sembrava un colosso, e la situazione si risolse con il pagamento di una sanzione da record e un rinnovamento totale dei vertici. Allo stato attuale non è ancora detto che la situazione sia destinata a degenerare in questo modo, ma la stessa Huawei già tempo fa si è dichiarata preparata a una eventualità simile, e pronta a finalizzare un proprio sistema operativo proprio in caso di una simile evenienza.

Da tempo infatti, si vocifera che l'azienda stia lavorando ad un proprio sistema operativo, chiamato Huawei OS, che sulla carta dovrebbe essere in grado di reggere la concorrenza di iOS e Android. Un OS che si baserebbe sempre sulle API di Google, e che quindi potrebbe essere compatibile con gran parte delle applicazioni presenti nel Play Store, ma che attualmente sembrerebbe ancora nelle prime fasi di sviluppo.

La mossa di Google, però, potrebbe aprire a scenari catastrofici che coinvolgerebbero l'intero settore degli smartphone. Non sarebbe poi così assurdo ipotizzare che, in risposta alle scelte fatte dagli Stati Uniti, la Cina possa vietare (o limitare fortemente) la vendita degli iPhone nel Paese. Sarebbe uno scenario possibile, è vero, ma anche autolesionista perché inciderebbe negativamente che su tutti i fornitori cinesi di Apple (sia in termini di manodopera che in termini di componenti interni), costringendo poi l'azienda di Cupertino ad iniziare a produrre i propri smartphone in casa. Ma, d'altronde, non era questo che avrebbe voluto Trump sin dal suo insediamento alla Casa Bianca? Sarebbe un'ulteriore vittoria per il Presidente degli Stati Uniti d'America, una vittoria che potrebbe però pesare sulle tasche degli utenti di tutto il mondo, facendo aumentare (ancora di più) i già altissimi prezzi di vendita dei dispositivi della mela morsicata.

La nota di Google

In attesa che diventino più chiari tutti gli aspetti delle vicissitudini delle ultime ore, Google ha risposto, con un comunicato stampa, ad una delle domande più lecite che si potrebbero fare tutti gli utenti che hanno già acquistato dispositivi prodotti dal marchio di Shenzen.

"Ci stiamo conformando all'ordine e stiamo valutando le ripercussioni." – si legge nello statement di Google – "Per gli utenti dei nostri servizi, Google Play e le protezioni di sicurezza di Google Play Protect continueranno a funzionare sui dispositivi Huawei esistenti".

Buone notizie, quindi, confermate dall'azienda anche su Twitter. Secondo le dichiarazioni ufficiali di Google, chiunque abbia acquistato uno smartphone Huawei potrà continuare a dormire sonni tranquilli e continuare ad utilizzare tutti i servizi e le applicazioni sviluppate dal colosso di Mountain View.

La risposta di Huawei alla possibile revoca delle licenze Android

E dopo la dichiarazione ufficiale da parte di Google, che rassicura gli attuali utenti Android con dispositivi Huawei, da Shenzen arriva lo statement ufficiale dell'azienda, circa la possibile revoca delle licenze Android.

"Huawei ha dato un contributo sostanziale allo sviluppo e alla crescita di Android in tutto il mondo." – si legge – "Come uno dei principali partner globali di Android, abbiamo lavorato a stretto contatto con la loro piattaforma open source per sviluppare un ecosistema che ha avvantaggiato sia gli utenti che l'industria. Huawei continuerà a fornire aggiornamenti di sicurezza e servizi post-vendita a tutti gli smartphone e tablet Huawei e Honor esistenti, che coprono quelli già venduti o ancora disponibili a livello globale. Continueremo a costruire un ecosistema software sicuro e sostenibile, al fine di fornire la migliore esperienza a tutti gli utenti a livello globale. "

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