Dopo che in questi ultimi giorni numerose aziende tecnologiche degli Stati Uniti hanno voltato le spalle a Huawei, i vertici del gruppo cinese sembra stiano iniziando a rivedere alcuni piani relativi al futuro del gruppo cinese in ambito smartphone. Fino a pochi mesi fa in effetti la società aveva più volte reso nota la propria intenzione di diventare il più grande produttore di smartphone (scavalcando Samsung) entro il 2020, e gli ultimi dati trimestrali sulle vendite di smarpthone in tutto il mondo sembravano ancora dare concretezza alle ambizioni della multinazionale di Shenzhen; eppure, stando ad alcune dichiarazioni pubbliche rilasciate negli scorsi giorni dal presidente di Honor Zhao Ming, l'obbiettivo potrebbe essere spostato più in là.

A dare notizia della dichiarazione è stato il South China Morning Post, riportando la risposta data dal numero uno di Honor a una domanda sulla volontà del gruppo di scavalcare la rivale Samsung entro la fine dell'anno prossimo. Honor in realtà è un'azienda per lo più indipendente dalla casa madre, ma i dispositivi che vende contribuiscono al calcolo dei gadget smerciati dal gruppo — motivo per cui c'è ragione di credere che le dichiarazioni del presidente possano riguardare il futuro di Huawei nell'insieme.

Produzione ridotta? Huawei smentisce

Un altro indizio in questo senso arriva da Foxconn, che per il colosso cinese assembla smartphone esattamente come fa per Apple e molti altri costruttori. Stando a fonti interpellate sempre dal South China Morning Post, le fabbriche di assemblaggio cinesi avrebbero già disimpegnato diverse linee di produzione riservate a Huawei, proprio perché il gruppo cinese in questi giorni sembra aver ridotto gli ordini relativi agli smartphone da assemblare.

Huawei in realtà ha smentito categoricamente queste ultime indiscrezioni, affermando come i suoi livelli di produzione non abbiano subito cambiamenti rispetto al periodo precedente l'insorgere della crisi tra USA e Cina che ha causato la rottura dei rapporti con le aziende statunitensi; restano però le parole di Zhao Ming, secondo il quale "per come si è configurata attualmente la situazione, è troppo presto per sapere se il gruppo sarà in grado di raggiungere l'obbiettivo che si era preposto".