recensione mate 30 pro

Nel clima di incertezza nel quale sono immerse le sue relazioni con le aziende statunitensi, Huawei si sta ormai da tempo attrezzando per continuare a fare affari con il resto del mondo senza dover dipendere dagli USA per i suoi rapporti commerciali. Parte di questo processo consiste nel trovare altri fornitori per le componenti dei suoi dispositivi, tra i quali non mancano ovviamente gli smartphone; secondo quanto riporta il Wall Street Journal però da questo punto di vista il gruppo avrebbe raggiunto un primo traguardo, e starebbe già iniziando a produrre i primi dispositivi privi di componentistica statunitense.

Stando al quotidiano alcuni modelli specifici come Huawei Y9 Prime e Mate 30 adottano già — almeno nelle unità prodotte più recentemente — processori e chip del tutto riconducibili ad aziende non statunitensi; l'osservazione ha un significato particolare perché vale anche nei casi in cui fino a pochi mesi fa le stesse componenti erano reperite negli USA. I chip Broadcom utilizzati per le connessioni WiFi e Bluetooth vengono prodotti dalla sussidiaria HiSilicon, che ora si occupa anche degli amplificatori di segnale precedentemente acquistati da Skyworks e Qorvo; gli amplificatori audio Cirrus Logic arrivano invece da NXP, mentre Murata e Mediatek si occupano di altre componenti normalmente reperite negli Stati Uniti.

Per quel che riguarda i processori il gruppo può da tempo contare sui Kirin prodotti internamente, anche se la sfida più importante che il gruppo potrebbe dover puntare a vincere senza l'aiuto delle aziende statunitensi resta quella relativa al software. In particolare per il settore smartphone i servizi forniti da Google sulla base del sistema operativo Android sono ancora considerati fondamentali dalla maggior parte dei clienti occidentali: Huawei sta lavorando anche in questo senso, rendendo i suoi servizi più appetibili e cercando di convincere gli sviluppatori esterni della bontà del proprio ecosistema,