Google e Facebook potrebbero fornire informazioni al Governo americano, per questo rappresentano una minaccia alla sicurezza cinese. E' questo quanto si legge nelle ultime ore nel China Daily, uno dei più importanti quotidiani in lingua inglese a narrare la cronaca cinese.

Sotto la lente di ingrandimento non solo i motori di ricerca come Google e Yahoo, ma anche Microsoft, Cisco Systems e Facebook. Insomma, tutti i big della rete che hanno acconsentito al Governo degli Stati Uniti d'America per fornire all'NSA alcune informazioni relative ai propri utenti.

L'indagine è stata realizzata da Wan Tao, un'istituzione indipendente specializzata nella sicurezza informatica, che è ormai certa che proprio tramite queste modalità di analisi dei dati, il Governo statunitense sarebbe in grado di rubare ed elaborare tutta una serie di dati sensibili provenienti da paesi alleati e non.

"Una grande preoccupazione non solo per il Governo cinese, ma anche per le aziende e gli utenti" – spiega Zhu Zhiqun, direttore dell'Istituto cinese e professore di scienze politiche e relazioni internazionali presso Bucknell University – "Nella guerra cibernetica tra Stati Uniti e Cina, ovviamente gli USA sono in grande vantaggio per la più ricca ed elaborata infrastruttura di rete. E' giunto il tempo che le due potenze si siedano a tavolino per provare a delineare un protocollo di base sulla sicurezza informatica".

Secondo gli analisti inoltre, anche tutti i servizi cloud-based comporterebbero molti problemi di sicurezza, perché il Governo di Obama potrebbe entrare in possesso di documenti e dati di persone e aziende, traendone un vantaggio non solo "bellico" ma anche aziendale.

Le proteste di Tienanmen non sono mai esistite per la rete cinese

Ma lo spionaggio industriale non è l'unica preoccupazione di Xi Jinping. A poche ore dal venticinquesimo anniversario delle proteste di piazza Tienanmen il governo cinese ha censurato tutte le versioni internazionali di Google, assieme a tantissimi altri siti locali e internazionali: è questo quanto riporta GreatFire.org, la più importante piattaforma di monitoraggio della censura in Cina, che ha rilevato il ban di oltre un migliaio di piattaforme sociali.

Lo scopo è sempre lo stesso: impedire la formazione di nuovi gruppi d'opinione. E per farlo, tutti i servizi della rete che potrebbero direttamente o indirettamente essere collegate alle proteste del 1989 sono stati resi inaccessibili: a partire da Google Translate, fino ad arrivare alle Immagini e alla posta elettronica, tutti i contenuti che potrebbero ricordare il massacro del 4 giugno sono stati "cancellati dalla memoria" della rete cinese ed inseriti nell'oblio informatico che negli ultimi anni ha fatto sparire dalle piattaforme informatiche fruibili in Cina eventi come i fatti dello Xinjiang e le controversie per l'autonomia del Tibet.

Nulla è lasciato al caso. Basta analizzare tutte le keyword e le piattaforme censurate che compaiono nelle tabelle di GreatFire.org e ricordare che in Baike, la Wikipedia cinese (controllata dal motore di ricerca Baidu), i fatti di Tienanmen e l'anno 1989 nella sua completezza non esistono.

Il risultato è semplice: il vuoto culturale, la rimozione mnemonica. E' questa l'arma con la quale negli ultimi venti anni il governo Cinese ha evitato la creazione di gruppi di pressione alternativi al potere centrale. E prima della veloce diffusione della rete – che in effetti è un fenomeno relativamente giovane – ci sono stati i libri  stranieri vietati e i comunicati televisivi mirati al controllo delle masse.

La macchina da guerra per la censura cinese è composta da oltre quarantamila operatori, che in tempo reale monitorano la rete. D'altronde, se un contenuto non è in rete, non è in TV e non è nei libri di storia non esiste. Un segnale evidente di questa filosofia sono anche le decisioni prese dalla Corte Suprema della Repubblica cinese, che ha stabilito che stabilito che gli utenti di Weibo, l'utilizzatissimo (e censuratissimo) Twitter cinese, possono essere perseguiti per aver pubblicato notizie ritenute infondate e diffamanti, qualora siano state visualizzate da oltre cinquemila persone o ritwittate  più di cinquecento volte.

Passato e presente uniti da un unico filo conduttore, basato sulla censura, sull'ignoranza e sulla memoria cancellata di un massacro del quale tutt'oggi non si conoscono i dettagli e addirittura il numero dei morti: cifre raccapriccianti, che variano dagli ottocento morti per la Cia ai duemilaseicento per la Croce Rossa, fino ad arrivare agli oltre docicimila riportati da altre fonti che hanno seguito la vicenda.