Quando 10 anni fa Apple ha presentato il primo iPhone, non ha "semplicemente" rivoluzionato il settore della telefonia, ma ha creato un nuovo mercato dinamico e competitivo, fatto di nuove tecnologie, nuovi materiali e funzioni prima inesistenti. È stata l'esplosione di un fenomeno che ha coinvolto diverse parti dell'esperienza degli utenti, ampliandola a dismisura. In breve, ha creato un grande entusiasmo. Avanti veloce di qualche anno: gli smartphone sembravano aver raggiunto il loro vertice, soprattutto dal punto di vista del design, con l'iPhone 7 e l'invasione dei suoi innumerevoli cloni. Poi, con l'avvento dei dispositivi a tutto schermo, il mercato sembrava pronto a tornare ad essere entusiasmante. Ma la verità è che, a pochi mesi di distanza dal lancio dell'iPhone X, il settore non è mai stato così anonimo.

A dicembre un articolo di Mashable commentava giustamente che gli smartphone erano diventati di nuovo "cool". L'avvento dell'iPhone X e dei nuovi dispositivi a tutto schermo è stato entusiasmante, i materiali finalmente viravano dal solo alluminio alle composizioni in vetro e il comparto fotografico si arricchiva con doppie fotocamere e funzionalità semi-professionali. Nuovi gesti per muoversi all'interno del sistema operativo, dimensioni ridotte degli smartphone senza inficiare sulla dimensione dello schermo e l'avvento dell'intelligenza artificiale applicata a questi dispositivi sono elementi che hanno ridato speranza agli smartphone. Sembra tutto perfetto, ma c'è un problema: tutti i telefoni sono tornati ad essere uguali. E ad inseguire l'iPhone.

Se negli ultimi 10 anni questo processo di "adattamento" ha sempre richiesto molti mesi se non anni, oggi sembra essere talmente rodato che per le varie aziende cinesi e non basta davvero poco per adattarsi ai cambi di design voluti dal mercato. E se questo da un lato è bene proprio per la possibilità di rispondere alla domanda dei consumatori, dall'altro ha portato ad un ritorno di quella sensazione di forme anonime che ormai è impossibile da ignorare. A partire da nomi noti come Asus, Wiko, LG e Huawei, passando per un grande numero di aziende cinesi come Oukitel, Doogee, Blackview, UleFone, OtOt e Ila. Tutti hanno uno pannello frontale a tutto schermo e tutti hanno il "notch", la tacca in cima al display necessaria per fotocamera, altoparlante e sensori. Resta esclusa Samsung che, con i suoi S8 e S9, è l'unica a fornire una sua interpretazione del top di gamma.

Oggi trovarsi davanti un P20, un G7 o, stando ai leak, un OnePlus 6 significa trovarsi di fronte a dispositivi quasi del tutto identici. Li si riconosce solo misurando la larghezza del notch. Discorso simile per l'iPhone X, che però avendo l'esclusiva con Samsung sullo schermo senza "mento" – che invece i dispositivi Android devono ancora mantenere – si distanzia un po' dal resto dell'offerta. Senza contare ovviamente che l'iPhone X è stato il dispositivo che ha di fatto introdotto questo design – se si esclude l'Essential Phone – quindi questa riflessione lo riguarda solo fino ad un certo punto. Così come ormai è identica la proposta della doppia fotocamera o del retro in vetro. In pochi mesi siamo tornati ad avere una sfilza di smartphone tutti uguali tra loro differenziati solo (e a volte) da fasce di prezzo differenti. E la situazione non può che peggiorare.

Già, perché con l'annuncio di Android P, la nuova versione del sistema operativo di Google, i dispositivi Android e iOS avranno un ulteriore elemento in comune: la gestione dei gesti per muoversi all'interno del sistema. Se da un lato è vero che i nuovi smartphone Android montano uno schermo che ricopre tutto il pannello frontale, lo è anche il fatto che il sistema operativo non si era ancora evoluto per sfruttare davvero questi nuovi spazi. Lo ha fatto Apple con il suo iOS, ma ovviamente in quel caso lo sviluppo interno è fondamentale. Android P va a colmare proprio questa lacuna, introducendo dei gesti del tutto simili a quelli dell'ultimo iOS: per tornare alla Home da un'app si dovrà scorrere verso l'altro, per spostarsi tra le app basterà scorrere lateralmente sulla parte bassa del display e per accedere al multitasking si dovrà effettuare un mezzo swipe verso l'alto. Se anche l'avvento dei nuovi schermi aveva portato una ventata d'aria fresca al modo in cui interagiamo con i nostri smartphone, ora il settore sembra si sia di nuovo appiattito totalmente, in attesa di un vero punto di rottura. Ma quale? Forse, come sostiene qualcuno, gli schermi flessibili. Che però sono ancora lontani. Nel frattempo dobbiamo abituarci ad una semplice e noiosa invasione di notch.