Nonostante le numerose proroghe che gli Stati Uniti hanno concesso alle proprie aziende rispetto al divieto di commerciare con il colosso cinese Huawei, la situazione tra l'amministrazione Trump e l'azienda accusata di collusione con il governo di Pechino rimane decisamente tesa. A testimoniarlo ci sono le ultime affermazioni che questa volta però provengono nientemeno che dal segretario di stato USA Mike Pompeo — il quale in una lettera agli alleati statunitensi in Europa chiede loro di non affidarsi a Huawei e Zte per la costruzione delle infrastrutture 5G che stanno invadendo tutto il continente già a partire da questi mesi.

Il monito è stato diffuso su Politico in una occasione particolare: la riunione dei ministri europei delle Comunicazioni di queste ore, durante la quale si discute di sviluppo delle infrastrutture 5G sul territorio, ma anche della questione Huawei sollevata dagli stessi Stati Uniti ormai mesi fa. Secondo la superpotenza occidentale, infatti, permettere ad aziende cinesi di costruire l'infrastruttura attraverso la quale i cittadini europei e statunitensi comunicheranno tra loro di qui ai prossimi decenni rischia automaticamente di mettere i contenuti di queste comunicazioni a portata d'orecchio del governo di Pechino, e rappresentare così un rischio per la sicurezza nazionale.

Nella lettera Pompeo si concentra in particolare su Huawei: le imputa di avere legami con l'esercito cinese e di aver preso parte a vicende di spionaggio in Repubblica Ceca, Polonia e Paesi Bassi, e non manca di elencare una serie di accuse che sono state mosse all'azienda in altri Paesi, come furto di proprietà intellettuale e corruzione. Il messaggio è chiaro: per Pompeo le potenze europee dovrebbero preferire aziende come Ericsson, Nokia e Samsung, che "producono strumentazione di qualità, competono sul mercato onestamente e sono localizzate in democrazie che rispettano lo stato di diritto".

Huawei dal canto suo ha da sempre rigettato ogni accusa rivolta nei suoi confronti, e nemmeno in quest'occasione ha mancato di far sentire la propria voce. Per la società le affermazioni del segretario di stato statunitense sono "false e diffamatorie", "fanno male alla reputazione degli Stati Uniti" e rappresentano "un insulto alla sovranità europea". Nella nota diffusa poco dopo la pubblicazione della lettera di Pompeo su Politico, il gruppo afferma di non essere mai stato coinvolto in attività di spionaggio e di non aver mai ricevuto dal governo cinese alcun sostegno né controllo.