8 Luglio 2011
10:31

Intervista a Riccardo Luna: le parole chiave dell’innovazione nel suo nuovo eBook

Riccardo Luna raccoglie tutti i login scritti nei due anni di direzioni di Wired Italia in un ebook gratuito, pubblicato da Add Edizioni. Lo abbiamo letto per voi, lo abbiamo amato, e già che c’eravamo abbiamo intervistato Luna, in esclusiva.
A cura di Anna Coluccino

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Riccardo Luna è uno di quelli che un tempo, con un termine ormai desueto, si sarebbe definito "influencer", ovvero un uomo capace di influenzare il mercato attraverso la semplice esposizione di un pensiero, un'idea. Ecco perché non è difficile immaginare che un editore -in questo caso Add– abbia voluto raccogliere tutti i login di Wired in un'ebook gratuito (se non sapete come fare ecco una miniguida alla lettura degli ebook in formato epub). Dopo l'abbandono della rivista da lui fondata, alcuni lettori si sono sentiti un po' orfani e -come esplicitamente dice- è proprio a loro che Luna ha pensato quando ha maturato l'idea della raccolta dei login.

Per chi non lo sapesse, i login di Riccardo Luna erano le parole con cui si apriva ogni numero di Wired, parole sempre diverse capaci di fornire le "chiavi di lettura" del magazine, parole sempre poetiche e decisamente ispiratrici che, per ben due anni, ci hanno aiutato -ogni mese- ad entrare nel mondo Wired con lo spirito giusto, quello dei creativi, degli innovatori a caccia di suggestioni, degli affamati di futuro a cerca di nutrimento, dei bambini che hanno ancora voglia di giocare…

Per quel che mi riguarda, ricordo molto bene il mio login preferito e -già che siamo in vena di svenevolezze- lo condivido qui, con voi.

Noi siamo quelli che sognano di cambiare il mondo.
E qualche volta ci incontriamo per farci compagnia. I più fortunati si vedono una o due volte l’anno sotto una strana bandiera che si chiama Ted. La sigla vuol dire Technology Entertainment Design ma in italiano io la tradurrei così: Tanta Energia Disponibile.
A luglio quella bandiera si è posata a Oxford, tra castelli, prati scintillanti e teatri shakespeariani. Ottocento persone o giù di lì, in un turbinare di idee. Qualcuno ha scritto un tweet: «Le idee sono il nuovo rock’n’roll e questa è la nuova Woodstock». C’era l’inventore di una bottiglia che rende potabile l’acqua di fogna, il ragazzo del Malawi che ha costruito mulini a vento con i rifiuti, il ricercatore che sta sperimentando la corrente elettrica senza fili. E poi il premier che ha scoperto che Internet porta la pace (maddai?), il professore che pensa di trasformare Guantanamo in una nuova Hong Kong, il giovane geek che sta lavorando perché i computer siano davvero facili e per tutti. C’era un altro mondo, sembrava un universo parallelo, dove tutto è possibile, difficile sicuramente, ma possibile. Quando è salito sul palco un giovane rapper, qualcuno ha pensato: che c’entra l’hip hop? E allora lui ce l’ha spiegato, ci ha raccontato che si chiama Emanuel Jal, ma tutti lo conoscono come War Child, perché era uno dei bambini di guerra del Sudan. La guerra gli ha portato via madre, fratelli, sorelle e a otto anni lui era già un soldato e voleva ammazzare tutti. Finché un giorno ha incontrato Emma McCune, una volontaria che ha salvato lui e altri 150 war children. Sono passati 15 anni, Emma è morta mentre Emanuel gira il mondo con la sua musica per raccogliere fondi per costruire una scuola in Sudan da dedicare a lei.
«Sono disposto a morire per l’educazione dei bambini africani.» Non era una battuta, è quasi un anno che Emanuel vive mangiando solo a cena, come fanno in Sudan, e dona la sua colazione e il suo pranzo alla scuola che verrà. Allora, come nell’Attimo fuggente, uno si è alzato: «Io ci metto diecimila euro». E poi un altro: «Io faccio strumenti musicali, ve li dono». E un altro: «Noi facciamo telefonini, sono vostri».
E la superstar del design ha aggiunto: «Io faccio sedie, le farò per voi». E allora tutti, ma proprio tutti, hanno ballato sulle note rap di Emanuel, mentre qualcuno ha pianto di gioia.
Noi siamo quelli che sognano di cambiare il mondo e godiamo quando qualcuno ci riesce perché sì, a volte, qualcuno ce la fa.

Settembre 2009

Amo molto questo login perché, una volta tanto, parla di chi prova e riesce pur tra mille difficoltà, parla di spettatori che, una volta tanto, agiscono dopo aver ascoltato, si muovono sul serio, parla di una porzione di mondo che -purtroppo- è speciale, e vorrei fosse normale. A mio avviso, il senso ultimo dell'operazione senza scopo di lucro portata avanti da Luna e da Add Edizioni è tutta qui: non solo celebrare un degnissimo e importante percorso editoriale, ma anche restituire al paese un patrimonio di esperienze che è troppo riservato, troppo "per pochi elette". Di innovazione dovrebbero occuparsi tutti; tutti dovrebbero preoccuparsi di un Web libero e indipendente, della libera diffusione dei contenuti, della condivisione della cultura non meno di quanto si occupano di tasse da pagare, pensione che diminuiscono e lavori che non ci sono.

Se persino l'ONU, attraverso un suo delegato, è arrivata a definire Internet patrimonio dell'umanità, allora che ci vuole a riconoscere che la Rete (se libera e indipendente, se trattata come bene comune, se accessibile e condivisa) fa davvero la differenza e forse -forse- meriterebbe davvero quel Nobel che Riccardo tentò di riconoscerle? Non meritiamo forse un Nobel per quanto facciamo ogni giorno (noi tutti) per tentare di dare a questo mondo un volto più comunitario, più umano, meno asservito a logiche lobbistiche, il tutto attraverso la Rete? Forse sì, ma è anche vero che, altrettanto probabilmente, il riconoscimento di questi sforzi è un po' prematuro. Ci ancora centinaia di persone al mondo che hanno decine di anni di lotta alle spalle, meglio cominciare dal riconoscimento del loro lavoro. Il nostro tempo verrà.

Per il momento basterebbe rendersi conto che il mondo sta cambiando volto per mezzo del Web e che l'innovazione tecnologica non può e non deve essere lasciata nelle mani dei pochissimi interessati a ricavarne vantaggi economici, altrimenti accadrà con la tecnologia quel che è già accaduto con la farmaceutica, campo in cui delle aziende si arrogano il diritto di apporre un marchio su un bene collettivo come la ricerca scientifica al fine di trarre profitto economico, negando ai popoli del mondo l'accesso alla salute, negando un diritto universale che dovrebbe venire prima di quello alla Rete e che è -parimenti- non rispettato. È questo che vogliamo accada anche con l'innovazione. Luna, da par suo, ha tentato di far sì che non accadesse, divulgando informazione, tentando di rendere quanto più possibile "attraente" il tema dell'innovazione, parlando di futuro e di possibilità di una vita migliore con grande passione.

Ecco perché, oltre a presentare il suo libro, abbiamo voluto fare due chiacchiere con lui, per capire cosa farà ora che la sua vita è cambiata e su cosa ha cominciato a posare gli occhi, che sappiamo non essere affatto stanchi.

Intervista esclusiva a Riccardo Luna

In questi giorni un editore ha deciso di pubblicare tutti i login di Wired in un ebook gratuito. Ma partiamo dalla fine che (come nelle migliori narrazioni circolari) è anche l’inizio. A capo e coda del libro scrivi: “Perché raccogliere questi login in un social-libro ora che ho lasciato la direzione di ‘Wired’? Perché cercavo un posto sicuro dove conservarli, e ho pensato che quel posto eravate voi.” E’ una bella frase, ma non solo, nasconde una bella idea, un bel pensiero e non vorrei spoetizzarla con troppe spiegazioni quindi ti chiedo semplicemente: chi credi che sia quel “voi”? Chi sono i lettori di Wired? Cosa amano, cosa cercano?

Una volta l'Eurisko dopo una indagine mi disse che sono adulti bambini. Chiesi cosa volesse dire e mi spiegarono che sono adulti che non hanno perso la capacita di sognare, di lottare e di emozionarsi. Ecco, io mi sento così e così ho immaginato i lettori di Wired.

I tuoi login sembrano più una fucine di idee, di spunti, di lanci e suggestioni che degli “editoriali classici”, suggestioni che riguardano tutti i campi che si trovano ad interagire in materia di innovazione, non ultimo quello “politico”. Insomma, leggendo con attenzione i tuoi login, ci si potrebbe quasi scrivere un programma di governo (niente inutili “grandi opere”, scuola informatizzata, rivalutazione della figura degli insegnanti, invenstimenti in energie rinnovali e in lavori “creati”, non più “cercati”…). Una domanda impertinente: sei interessato -magari in futuro- a metterti al servizio del popolo (come sempre dovrebbe fare un politico)?

Io ho sempre considerato il giornalismo un servizio pubblico, un mestiere al servizio dei lettori e quindi della collettività. Credo e spero di poterlo continuare a fare questo servizio pubblico con i giornali, ma lo vedremo presto.

Quando i figli sono grandi, ad un padre restano due alternative: prendersi del tempo per sé, oppure, dedicarsi ad altri “figli”. Quali credi che sia la scelta migliore per te dopo Wired e -soprattutto- ce la farai a osservarlo crescere (e magari sbagliare) da lontano o pensi di tornare a incontrarlo… di tanto in tanto?

Carlo Antonelli è un professionista esperto e trova una grande squadra. Farà un bel giornale, magari avrà piu successo ancora, glielo auguro, anche se sarà molto diverso dal mio Wired visto che io e lui siamo molto diversi: il giorno e la notte.

Tu sei il curatore di una mostra completamente dedicata al Futuro di questo paese. Alla luce di quanto accade -oggi- nel paese, come vedi l’Italia da qui a dieci anni? Che cosa cambierà (ammesso che cambi)?

La mia mostra racconta solo i prossimi dieci anni, un futuro che ci riguarda e ci chiama in causa, perché dipende da noi. Io son molto ottimista, l'Italia sta voltando pagina e non penso solo alla politica.

Tra i giornalisti  di area Tech tu sei, di sicuro, uno dei più poetici, una delle penne più passionali, del resto uno delle frasi che più ami dire è “l’innovazione è sexy”. Che cos’ha di così sensuale?

Non c'è nulla di più bello di una nuova idea per migliorarci la vita e di qualcuno disposto a rischiare tutto per vederla realizzata. Anzi, c'è qualcosa di simile: i bambini.

Mi piacerebbe che tu pensassi ad un’opera di ingegno (di qualunque tipo: narrativa, filmica, visiva…) per ciascuna fase della tua vita: un’opera per il passato, una per il presente, una per il futuro. Ci stai?

Una canzone per adesso: Wake Up degli Arcade Fire, mi ha accompagnato in tutti i login di questi mesi.

Un'altra domanda impertinente. Qual è la scomoda verità dell’innovazione tecnologica Made in Italy?

Tutti ne parlano, pochi la capiscono ma alcuni la fanno. E la fanno benissimo.

Alla luce di una tua dichiarazione (contenuta in uno dei login) che recita: “adottare una licenza Creative Commons vuol dire dimostrare di aver capito che nell’era della condivisione della conoscenza il copyright non ha più senso” ti chiedo a brucia pelo: cosa pensi della recente delibera Agcom e quali pensi che sia la migliore soluzione in materia di copyright?

L'ho scritto per agoravox: il web italiano non morirà per un calabrone, ma l'agcom ha perso l'occasione di farci ragionare sul diritto d'autore al tempo d internet. Speriamo che presto se ne possa parlare seriamente e con la attenzione dovuta a un tema così importante.

Ti va di raccontarmi una tua giornata tipo da quando hai cambiato vita? Che fai da mane a sera? Scrivi, leggi, giochi a tennis, stai seduto e pensi, cos’altro…?

Le stesse cose di prima, la stessa passione, la stessa frenesia a volte. Non ho piu un giornale da fare ma tante cose nuove da studiare. Sono tornato ad abitare con la mia famiglia a Roma e questo è una gioia senza prezzo. E poi io adoro quei "momenti startup" in cui le cose iniziano. Sono faticosi magari ma eccitanti.

Che cos'è l'innovazione per Riccardo Luna, direttore di Wired Italia
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